In Regno Unito “23mila potenziali jihadisti”

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“Un attacco può capitare in qualunque momento ma questo non significa che Londra e la sua metropolitana non siano sicure”. Anthony Glees, esperto di sicurezza dell’Università di Buckingham, non ha dubbi: “Ad oggi, è ancora più probabile morire in un incidente stradale che uccisi da un attacco terroristico nella capitale britannica”. Secondo Glees, “è stato usato quasi certamente del materiale infiammabile, ma questo attacco non è paragonabile a quello di Londra del 2005 o all’attentato all’Arena di Manchester di qualche mese fa. L’autore sembra molto inesperto perché chi se ne intende davvero colpisce al momento giusto molte persone. In questo caso invece, più che dall’ordigno, le persone si sono ferite o sono state travolte mentre fuggivano in preda al panico”. Glees ricorda che soltanto un giorno fa Scotland Yard ha informato di un aumento del 68% di attacchi terroristici tra giugno 2016 e giugno 2017. “Una percentuale che fa tremare le vene e dice, da un lato, che i nostri servizi di sicurezza sono efficienti e in grado di arrestare le persone prima che colpiscano ma, dall’altro, che in circolazione ci sono soggetti molto pericolosi. I servizi segreti parlano di 23mila potenziali jihadisti nel Regno Unito e numeri simili arrivano da Spagna e Germania”. Per l’esperto di sicurezza questo aumento nel terrorismo di natura islamica “rappresenta un serio problema per il governo che deve garantire la sicurezza dei propri cittadini”.
“Abbiamo ottimi servizi segreti – osserva – e la nostra polizia ha poteri molto superiori a quelle degli altri Paesi occidentali; non è chiaro perché non riusciamo a fermare questi attacchi”. Un’ipotesi sulle ragioni del loro aumento potrebbe essere, secondo l’esperto, “la vicinanza della Gran Bretagna agli Stati Uniti, soprattutto dopo la scelta di abbandonare l’Unione europea”. Inoltre un Paese profondamente diviso sulla Brexit “è un Paese molto debole”. “Plausibile”, aggiunge Glees, la teoria secondo la quale Italia e Grecia non verrebbero attaccate perché “passaggio per i terroristi che puntano al nord Europa”. “I Paesi del nord, Francia, Belgio, Spagna sono obbiettivi dei terroristi – conclude – perché visti come ricchi e vulnerabili”.

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