Diocesi di San Benedetto del Tronto, tre parole per iniziare il nuovo anno pastorale

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DIOCESI – Inizia un nuovo anno pastorale. Venerdì prossimo, 15 settembre, il Vescovo Carlo presenterà alla diocesi la sua lettera pastorale, mentre la prossima settimana, nelle diverse vicarie, verranno presentati gli orientamenti ai membri dei consigli pastorali parrocchiali e agli animatori dei gruppi giovanissimi e giovani.
La cosa più importante però non è iniziare una nuova tappa del cammino nella fede, quanto farlo con lo spirito giusto. Tre parole suggerite in questi giorni da papa Francesco al popolo colombiano potrebbero risultare utili anche per noi.
Nella Messa all’aeroporto Enrique Olaya Herrera di Medellín Sabato, 9 settembre 2017, parlando della vita cristiana come discepolato, il papa ha puntualizzato “che questo cammino di sequela ha richiesto nei primi seguaci di Gesù molto sforzo di purificazione”. Esso non consiste nel compiere determinati riti e pratiche, magari mossi da ciò che ci piace o che piace alla gente, ma nell’avere “l’inquietudine di chiedersi: che cosa piace al nostro Dio?”.
Ad esempio ci si può chiedere se veramente è volontà di Dio scegliere, anche nel cammino della fede, di procedere speditamente da soli, personalmente o come comunità, oppure se aspettare i fratelli che hanno un passo diverso!? Oppure se è bene camminare davanti alla solita gente, dimenticando che Gesù si pone davanti a lebbrosi, paralitici, peccatori!? Ecc.

Papa Francesco propone tre atteggiamenti: andare all’essenziale, rinnovarsi e coinvolgersi.
L’andare all’essenziale vuol dire “andare in profondità, a ciò che conta e ha valore per la vita”. Quanti incontri passati attorno a questioni su chi può fare da padrino o su quale vestito per la prima comunione o in quale via deve passare la processione…..Il cammino nella fede implica un esperienza viva di Dio e del suo amore che non si può ridurre ad atti esteriori o a conservare consuetudini. Dice il Papa: “Il discepolato non è qualcosa di statico, ma un continuo cammino verso Cristo; non è semplicemente attaccarsi alla spiegazione di una dottrina, ma l’esperienza della presenza amichevole, viva e operante del Signore, un apprendistato permanente per mezzo dell’ascolto della sua Parola”.
• Il rinnovarsi comporta l’uscire dalle proprie rigidità, il superare il ‘si è fatto sempre così’, l’abbandonare comodità e attaccamenti. “Il rinnovamento non deve farci paura”, anche se richiede sacrificio e coraggio. A volte si ha l’impressione che nelle nostre comunità, si è più specialisti nella critica, pur necessaria se costruttiva, che nelle proposte. Certamente il vangelo è sempre lo stesso, ma l’uomo cambia e, perché diventi la gioia di questa generazione, ad esempio non può essere annunciato in latino perché nessuno o quasi lo capirebbe!
• Il coinvolgersi infine esige il crescere in audacia, nel coraggio evangelico che porta a sporcarsi le mani per impastare quel pane che sazia la fame di Dio che anche l’uomo contemporaneo avverte, pure quando sembra indifferente, distratto o addirittura ateo. Ricorda il papa: “la Chiesa non è una dogana; richiede porte aperte, perché il cuore del suo Dio è non solo aperto, ma trafitto dall’amore che si è fatto dolore. Non possiamo essere cristiani che alzano continuamente il cartello “proibito il passaggio”, né considerare che questo spazio è mia proprietà, impossessandomi di qualcosa che non è assolutamente mio.

La Chiesa non è nostra, fratelli, è di Dio; Lui è il padrone del tempio e della messe; per tutti c’è posto, tutti sono invitati a trovare qui e tra noi il loro nutrimento. Tutti. E Lui, che ha preparato le nozze per il suo Figlio, comanda di chiamare tutti: sani e malati, buoni e cattivi, tutti. Noi siamo semplici “servitori” (cfr Col 1,23) e non possiamo essere quelli che ostacolano tale incontro”.
Sarebbe davvero bello iniziare il nuovo anno pastorale con questo senso di apertura di mente e di cuore, con autentici gesti di accoglienza e prossimità discreta, col dirsi ‘come stai’ ma anche ‘cosa facciamo insieme’…..

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