Accoglienza: mons. Galantino, “l’ospitalità è minacciata da un continuo riemergere dell’egoismo umano”

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“Accoglierci gli uni gli altri, ricevere ed esercitare il dono e il compito dell’ospitalità, equivale a dare gloria a Dio”. Lo afferma mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, nel messaggio che ha inviato – anche a nome del card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, di mons. Ambrogio Spreafico, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, e di tutto l’episcopato italiano – ai partecipanti al XXV convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa in svolgimento fino a sabato al monastero di Bose. A darne lettura è stato ieri mattina don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei. “Permettetemi di confidarvi – prosegue mons. Galantino – tutto il mio desiderio e la mia preghiera affinché questa ospitalità reciproca e fraterna si renda sempre più visibile e tangibile tra noi, nei confronti di ogni uomo e di ogni donna”. A proposito di ospitalità, il segretario generale della Cei esprime anche “la mia preoccupazione e il mio dolore nel vedere quanto essa è minacciata da un continuo riemergere dell’egoismo umano, talvolta anche in forme così drammatiche ed esecrabili”. “Sono convinto – aggiunge – che l’ospitalità continui ad esercitare un monito per tutte le Chiese: quel Dio che tutti accoglie, quel Dio che si fa lui stesso ospite e pellegrino in mezzo a noi, quel Dio che desidera ardentemente fermarsi a casa presso ciascuno di noi, non cessa di invitare e provocare all’ospitalità ciascuno dei suoi figli”. Galantino auspica che il convegno, insieme “alla preghiera, possa aiutare le Chiese e il mondo a riscoprire ‘il dono dell’ospitalità’ come impegno di conversione, come appello all’autenticità, come testimonianza di vera umanità”. “Che l’Onnipotente doni a noi e a tutti i cristiani di ospitarci gli uni gli altri come sorelle e fratelli, pur se di tradizioni diverse, ma accomunati dall’unica fede e dall’unico Signore, e così – conclude – voglia affrettare il dono dell’unità di tutti i credenti”.

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