Diocesi: “La felicità nel matrimonio non è qualcosa che semplicemente accade, un buon matrimonio deve essere creato”

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Di Sara De Simplicio

DIOCESI – “La felicità nel matrimonio non è qualcosa che semplicemente accade, un buon matrimonio deve essere creato”. È di questo che si è parlato nel convegno organizzato dall’Equipe della Pastorale familiare diocesana e tenutosi nei giorni 25, 26 e 27 Agosto a Loreto presso l’istituto salesiano “Madonna Di Loreto”. Molte le famiglie che hanno scelto di soggiornare lì per l’intera durata del convegno, tante altre invece “pendolari” accorse nella giornata di sabato, tutte unite dal desiderio comune di partecipare alla XXVI° edizione, impreziosita per altro dalle presenze del Vescovo Mons. Carlo Bresciani e del fondatore della “Casa della tenerezza”, nonché professore e autore, Mons. Carlo Rocchetta.
Quest’ultimo ha “illuminato” i presenti con delle riflessioni sulla “tenerezza come progetto di vita nuziale” perché “dove trionfa la tenerezza avviene sempre un miracolo”. Questo tema è stato affrontato partendo dalle parole di Papa Francesco che fa della tenerezza proprio il leit motiv dell’Amoris Letitia: la tenerezza come virtù e non come sentimentalismo, una parola evocativa di sensazioni positive, piacevoli e profonde che ci fa desiderare di essere amati e amare. Ognuno di noi ha, infatti, necessità di essere amato con tenerezza perché essa è già presente in ognuno di noi: la differenza sta nello scegliere o meno di coltivarne il seme. La crisi di coppia, infatti, spesso coincide con la mancanza di “attenzione verso l’altro” e fa scaturire una sensazione di solitudine, di estraneità e di monotonia. Il matrimonio, però, non è un cammino perfetto ma al contrario dinamico e altalenante che, proprio nelle cadute, può trovare nuova linfa vitale, se affrontata con uno sguardo di fede e nella visione del progetto di Dio per la famiglia.
Analizzando poi i problemi odierni della coppia, con cui Mons. Rocchetta ha a che fare quotidianamente, sono state anche sottolineate e riprese le parole del Papa in merito alla pericolosità dell’immaturità affettiva cioè di un’affettività instabile, basata su di un “sentimento usa e getta”, capace di connettersi o sconnettersi con estrema facilità e rapidità. “Amare, però, non vuol dire sentire, l’amore è una decisione, è una scelta, è un impegno preso, è la volontà di scoprire i lati migliori dell’altra persona ogni giorno. Amare con tenerezza significa, quindi, andare al di là dei propri desideri per guardare i bisogni dell’altro, donarsi gratuitamente all’altro. E per realizzare il progetto di scelta della tenerezza nella vita coniugale bisogna saper comunicare. E come possiamo comunicare tenerezza a nostro marito/moglie? Attraverso le carezze, gli abbracci, che rappresentano un messaggio di riconoscimento. Accarezzare il partner vuol dire trasmettergli il messaggio che lui/lei è prezioso per me, che lo stimo e lo amo. La carezza è importantissima poiché sana le zone di incertezza che ognuno di noi ha. (…) E come si accarezza l’altro? Sia con le parole, sia con i gesti, sia con i comportamenti”.
Ad intervenire a riguardo anche il nostro Vescovo Carlo Bresciani, al quale spettava la riflessione conclusiva: “I coniugi sono diversi tra loro e questa diversità non potrà mai essere colmata del tutto. Sposarsi è una bella sfida ed è solo grazie alla tenerezza che possiamo colmare la diversità. Ricordiamoci che, nonostante tutto, anche nei matrimoni meglio riusciti c’è sempre una nostalgia della totalità ma questa potrà essere riempita solo da Dio e in Dio. (…)”.
Non sono mancati, inoltre, momenti di preghiera, di convivialità e di allegria: le coppie e i bambini presenti sono stati “accolti” in un contesto che profumava di serenità e amicizia, il tutto sotto l’occhio attento e guidato di don Alfredo Rosati, Marco e Anelide, responsabili dell’Equipe Pastorale Familiare della diocesi di San Benedetto – Ripatransone – Montalto.
Occasioni come queste non dovrebbero mai andare perse ma sempre colte…perché “staccare la spina” in questo modo “illumina” la mente e soprattutto il cuore.

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