La Chiesa cattolica in Islanda ha lanciato una consultazione su Facebook

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Sarah Numico

La Chiesa cattolica in Islanda ha lanciato attraverso Facebook una consultazione on line tra i suoi cattolici per “raccogliere informazioni sull’attuale situazione delle parrocchie”. “Le risposte – spiega l’introduzione al sondaggio – guideranno lo sviluppo di un processo di programmazione volto alla definizione di un piano pastorale per la diocesi”. Sull’isola nordica vivono 12.414 cattolici ufficialmente registrati, ma il numero reale ruota attorno ai 20mila. I dati statistici contenuti nel sito della diocesi di Reykjavík, che copre tutta l’Islanda, parlano di sette parrocchie e 17 tra chiese e cappelle; la più recente, tutta in legno, è stata consacrata il 16 giugno scorso a Reyðarf­irði. Ci sono 31 suore e 16 sacerdoti che, secondo i dati del 2015, in un anno hanno battezzato 159 bimbi, celebrato 30 matrimoni e 26 funerali. Sono state cresimate 113 persone. Il questionario anonimo, attraverso 60 domande on line in islandese, inglese e polacco, vuole fotografare la situazione di chi frequenta le parrocchie, il livello di appartenenza e di partecipazione, le attese nei confronti dei sacerdoti e della comunità, le disponibilità per una partecipazione attiva.

Ivan Sovic

Dalla Bosnia Erzegovina ai ghiacci. “Dal 2015 la diocesi di Reykjavík è guidata da mons. Dávid Bartimej Tencer, che come nuovo vescovo “aveva un chiaro disegno sull’organizzazione e il futuro della Chiesa cattolica in Islanda”, spiega al Sir Ivan Sovic, che da qualche mese ricopre il ruolo di assistente del vescovo per la pastorale. Secondo il vescovo, “lo sviluppo futuro della Chiesa cattolica – riferisce Sovic – doveva avere alla sua base un piano, un programma pastorale e un percorso coerente di catechismo in tutte le parrocchie”. Con l’aiuto dell’organizzazione tedesca Bonifatiuswerk nel 2017

“è stato finalmente possibile cominciare il progetto di un assistente per la pastorale e di un coordinatore della catechesi nella diocesi”.

Di qui l’incarico affidato allo stesso Sovic, classe 1986: nato in Bosnia Erzegovina da genitori croati è diplomato in teologia a Sarajevo, sta adesso ultimando un master con un lavoro su “mettere in rete le persone in comunità” in relazione ai rifugiati bosniaci dispersi dopo la guerra degli anni ’90. L’assistente pastorale del vescovo “avrà un ruolo vitale nel ministero pastorale della diocesi e il suo compito principale sarà lavorare in cooperazione con il vescovo per sviluppare il piano e il programma pastorale attraverso tre fasi: preparare e promuovere il sondaggio, studiarne i risultati e farne quindi il piano”.

Preti costretti a viaggiare. “È la primissima volta che la diocesi di Reykjavik sta preparando un piano e un programma per la sua missione”. Sovic non concede alcun anticipo sugli esiti del sondaggio, aperto a inizio luglio: “Al momento stiamo cercando di raggiungere il maggior numero di parrocchiani possibili perché partecipino all’indagine in modo che possiamo avere un quadro completo della situazione attuale. Il nostro progetto è di concluderlo a fine agosto. È troppo presto per dire qualcosa perché non abbiamo ancora abbastanza risposte”.

La situazione della Chiesa cattolica in Islanda è simile a quella dei vicini Paesi nordici, tutti facenti parte di un’unica Conferenza episcopale.

I cattolici in Islanda sono “sparpagliati in posti diversi nelle sette parrocchie: a volte sono lontani centinaia di chilometri dalle chiese e hanno la possibilità di andare a messa solo una volta al mese. I sacerdoti sono costretti a viaggiare per coprire tutta l’Islanda”, spiega Sovic. Contemporaneamente “molto spesso la Chiesa deve lottare per trovare posti alternativi in cui celebrare la messa. Il bisogno di chiese in alcuni posti è molto grande. Proprio adesso, stanno procedendo i preparativi per costruirne una nuova a Selfoss” e, aggiunge, “tutti gli aiuti sono ben accetti”.

Molti cattolici immigrati. I membri della Chiesa cattolica sono per la maggior parte immigrati, soprattutto da Polonia e Filippine, “ma anche da molti altri Paesi. Ci sono differenze culturali e linguistiche”.

Una delle sfide principali “è integrare tutti questi gruppi nazionali con provenienze diverse nella Chiesa”.

A ciò si aggiunge il “proclamare il Vangelo a una società molto secolarizzata come quella islandese”, che Ivan considera un’altra delle “sfide più grandi per il futuro”.

Una coordinatrice per la catechesi. Nel progetto sostenuto da Bonifatiuswerk è prevista anche la figura di una coordinatrice per la catechesi, ruolo che dal 1° giugno scorso è svolto dalla giovane islandese Unnur Guðný Maria Gunnarsdóttir. “Il suo compito principale è aiutare il vescovo nel rendere coerente il percorso di catechesi in tutte le parrocchie, com’è stato fatto anche negli altri Paesi scandinavi”, spiega ancora Sovic.

Attualmente sta preparando un programma di studio della catechesi per tutte le fasce di età e raccoglie materiali relativi al tema.

“Siccome i nostri corsi di catechismo sono in tre lingue, islandese, inglese e polacco, sta anche preparando una biblioteca online in ogni lingua, in modo che i genitori o chi ha cura di bambini che vivono in zone dove non riusciamo a garantire classi di catechismo, possano avere facile accesso” a un percorso di catechesi. Torneremo in autunno in Islanda per conoscere il profilo della comunità cattolica islandese che emergerà dal sondaggio on line. “Speriamo tu abbia trovato questo processo utile per riflettere sulla tua fede e sul significato della tua esperienza ecclesiale”, si legge alla fine di tutte le domande.

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