Medio Oriente: Patton (Custode), “non abbiate paura di venire in Terra Santa”

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“Vi esorto a venire pellegrini in Terra Santa per condividere l’esperienza di vivere in quei luoghi e di riguadagnare il senso della nostra fede. Non abbiate paura di venire in Terra Santa, non fatevi spaventare troppo facilmente dalle notizie che vengono diffuse. La Terra Santa è una Terra affascinante dove i pellegrini possono venire tranquillamente”. È l’appello lanciato ieri al Meeting di Rimini dal Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, durante il suo intervento nel quale ha ripercorso il significato e la storia degli 800 anni di presenza francescana in Terra Santa. “Vi chiedo in modo accorato di venire in Terra Santa. I pellegrinaggi sono anche un modo per sostenere concretamente i cristiani locali e farli sentire parte di una Chiesa che è universale”, ha detto padre Patton, che ha ricordato la tragedia della guerra in Siria, paese compreso nella Custodia di Terra Santa. “In Siria, seconda culla del Cristianesimo, dopo Gerusalemme – ha detto – siamo presenti con vari conventi con 15 frati. In questi anni la comunità cristiana locale si è ridotta di molto a causa della guerra. Ad Aleppo – ha affermato il Custode – prima della guerra vi erano circa 300mila cristiani oggi solo 30mila, moltissimi sono fuggiti all’estero e non torneranno più. Quello che come frati abbiamo cercato di fare in questi anni è stato sostenere materialmente e spiritualmente le comunità locali. Si intravede qualche segno di speranza con alcune famiglie, circa 60 giovani coppie, che tornano. Nonostante tante difficoltà non credo che il Medio Oriente resterà senza cristiani. Continuo a fidarmi di Dio che governa la storia. Ci sono Paesi in Medio Oriente dove la presenza cristiana sta ritornando. In Arabia Saudita, dove il cristianesimo era sparito, oggi vivono diversi milioni di cristiani, tutti migranti”. Rinnovando il suo appello a pellegrinare in Terra Santa, il Custode ha così concluso: “Spero che ciascuno, venendo in pellegrinaggio, possa sentirsi provocato nelle scelte presenti e in quelle future dall’incontro con Gesù Cristo. Lavoriamo perché i nostri santuari non diventino dei musei ma luoghi di incontro e di dialogo”.

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