“Strana… mente artista” a tu per tu con Katia Albini

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Per la nostra rubrica questa settimana abbiamo intervistato Katia Albini

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Come è nata la passione per la foto? Perché si crea? Cosa intendi trasmettere con le tue opere?
Non saprei dirlo. So che volevo studiare fotografia fin da ragazzina, fingevo di scattare fotografie con la reflex di mio padre. Mi piaceva guardare dentro ad un mirino, sentire il rumore durante lo scatto e far scorrere la pellicola.
Penso che l’atto creativo sia insito nell’essere umano. Si crea perché fa parte della nostra natura, credo sia la caratteristica che ci distingue dalle altre specie, e potrà essere la nostra salvezza o la nostra condanna.
Nel mio caso sento la necessità  (perché di necessità si tratta) di raccontare emozioni e stati d’animo, capita anche di interiorizzare libri,  storie o esperienze. .. oppure, semplicemente, sono colpita da  una ragazza e sento il bisogno di immortalarla.

Diplomata all’Istituto d’arte  Licini e poi collaborazioni importanti
L’esperienza all’istituto d’arte la ricorderò sempre con affetto. Con Sandro Riga ho avuto il primo approccio con la fotografia “come lavoro”, ma ricordo soprattutto l’amore per Ascoli, i suoi scorci e i suoi personaggi. Questa credo sia la sua eredità.
Con Ettore Tavoletti, invece, c’è stata la scoperta della ricerca continua e della sperimentazione. Le sue opere su travertino sono frutto di un lunghissimo lavoro. Mi considero molto fortunata ad averli incontrati, lì considero i miei maestri.

Se dovessi spiegare in poche righe il tuo pensiero artistico ad un ragazzino cosa gli diresti? Lo incoraggeresti nel mondo della fotografia?
È difficile spiegare il proprio pensiero artistico (mi piacerebbe farlo in punto di morte guardando al mio percorso ), ma se dovessi farlo ora parlerei di una costante ricerca di armonia, parlerei del buio: che inghiotte  i soggetti e li tiene al sicuro (come un seme sottoterra ). E  parlerei della luce: che in un lampo li illumina e ce li rivela (come fossero dei tesori).
Si, lo incoraggerei perché il mondo della fotografia è sfaccettato e pieno di fascino, è il connubio tra arte e scienza. La consiglierei a tutti.

Cosa preferisci fotografare? Quali soggetti?
in quanto donna, per ora, fotografo ciò che sento più vicino, il corpo delle donne. La modella si spoglia della propria identità per incarnare qualcosa che, spero, possa considerarsi universale.

Ultimamente ti stai dedicando alla stampa in camera oscura ed alle antiche tecniche di stampa come la cianotipia. Ce ne parli?
in questo periodo c’è una riscoperta di queste tecniche.  Per me è un ritorno alle origini: il bisogno di manualità unito all’attesa,  la pazienza e la solitudine. Il mio modo di vivere la fotografia è molto solitario già dalla fase di scatto, voglio solo la compagnia della modella. Vivere in solitudine anche la realizzazione della stampa mi aiuta a sentirla più mia… oltre al piacere di creare un’opera ai sali d’argento o ai sali di ferro!

Il tuo ricordo piu’ bello legato all’arte?
Il ricordo più bello legato all’arte è la reazione spontanea delle persone di fronte alle mie opere.
C’è chi resta indifferente e chi ne è colpito. Ecco, quando capisci di aver “colpito” qualcuno è come se avessi creato un legame indissolubile con quella persona. Alcune non le ho più riviste, ma il loro ricordo è indelebile.

Il tuo mondo di fantasia è popolato da …..
Il mio mondo è popolato da donne, bambine,  miti e storie, poesia… e  uno specchio rotto.

Progetti artistici per il futuro?
All’orizzonte non c’è nulla di definito. Solo la voglia di realizzare alcune idee, poi si vedrà.

La  foto che non hai ancora scattato e che vorresti fare…..
una foto capace di racchiudere in sé la mia poetica.

Per fare delle belle foto ci vuole
per fare delle belle foto è assolutamente necessario amare più forme d’arte possibile. Il terreno deve essere fertile, ne sono fermamente convinta.

La foto che non dimenticherai mai?.
Una fototessera che scattai a mio padre quando lavoravo da Riga. L’ho immortalato commosso nel vedermi lì.

Le tue immagini sono accompagnate da testi scritti da te. Ce ne parli?
Accompagnare le fotografie con delle parole può far pensare che l’autore, incapace di esprimersi con le immagini, debba usare dei testi esplicativi. Capita, invece, che proprio dall’opera (completa e finita) nascano delle parole in grado di sostenersi da sole. È come se le mie opere fossero fonte d’ispirazione per opere nuove

La domanda che ti vorresti fare da sola
“Per quanto tempo farò ancora fotografie?” La risposta non la so, ma posso dire che quest’anno sono venti anni!!

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