La poesia trova radici anche tra le mura di un carcere, e dona le ali a chi sa farsene trasportare. A Rebibbia, Roma, dal 2015 un gruppo di detenuti si riunisce ogni settimana intorno a Zingonia Zingone, poetessa, che porta con sé testi poetici provenienti da diverse aree geografiche, linguistiche e temporali. I partecipanti leggono a voce alta e lasciano che la poesia li accenda e li smuova nel profondo. Dopo un po’ di tempo, e alcuni primi esercizi, anche loro hanno cominciato a scrivere, a iniziare un percorso di liberazione da schemi mentali e catene interiori. Nasce il progetto FreeFromChains (liberi dalle catene) che fornisce alle voci recluse un’opportunità di tornare a parlare. Grazie al sostegno di tanti poeti internazionali e di altri gruppi, come le associazioni di promozione sociale “Oratorium” e “Mandorlo in Fiore”, e il gruppo editoriale indiano Paperwall Media and Publishing Pvt Ltd, le poesie dei detenuti escono dal carcere con letture pubbliche, stampa su magliette, piccole raccolte pubblicate e l’affissione in un angolo di strada a Roma, adiacente all’ingresso dell’Oratorio di San Filippo Neri (via della Chiesa Nuova angolo via del Governo Vecchio).
In un percorso scandito da dodici appuntamenti, dodici nomi di detenuti – Devis, Giuseppe, Patrizio, Francesco, Alessio, Faysel, Piero, Oggey, Aurelio, Tino, Mauro, Carlo – che rivelano un pezzo di sé attraverso una poesia. Persone ritrovate, che scrivono con la testa e con il cuore, generando poesie cariche di una singolare intensità emotiva.

Devis: Un cammino verso la luce attraversando il buio dell’anima. Non è semplice, gli incubi sono in agguato, ma il passo è fermo, con la consapevolezza della fallacità della natura umana che non smette di tendere all’infinito e alla pace.

Pace

La luce è lontana
il momento buio in me
la oscura
Circondato dal nulla
evito i mostri sanguinari
Non mi fingo buono
immortale
semplicemente continuo i miei passi
lenti
onesti
verso quella luce
chiamata pace

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