Scomunica mafiosi e corrotti: Alberti (Santa Sede), “una censura severa e un invito a convertirsi”

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“La scomunica è una censura severa, ma è un invito a convertirsi; bisogna sempre avere l’orizzonte della speranza, altrimenti anche la politica, il bene comune possibile, salta per aria”. È quanto afferma Vittorio V. Alberti, officiale del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale e coordinatore della Consulta internazionale sulla giustizia e la corruzione per conto del cardinale Turkson, in un’intervista a Radio Vaticana nella quale commenta il Documento finale del dibattito sulla corruzione svoltosi in Vaticano il 15 giugno scorso. “Il percorso non si chiude qui, anzi, si apre in modo notevole e più ordinato”, rileva Alberti. Diversi gli obiettivi elencati: “C’è un’azione educativa, culturale, di azione sull’opinione pubblica – spiega -. Educativa, istruttiva e informativa, perché spesso non si sa che dietro a un crimine c’è un fatto di corruzione”. “Poi – aggiunge – c’è l’aspetto istituzionale, cioè di studio, approfondimento e azione sui documenti internazionali e sulle legislazioni; infine, c’è la questione relativa alla cittadinanza, cioè come far partecipare le persone alla propria educazione, ma in libertà”. Per aumentare la consapevolezza sul fenomeno della corruzione, “vogliamo fare leva sulle notevoli professionalità che sono all’interno della Consulta per insegnare questa consapevolezza ma, allo stesso tempo, apprendere dal di fuori, cioè dare voce a persone anche all’esterno per poi reinsegnare e rieducarci tutti insieme, noi compresi”. “Bisogna essere consapevoli del fatto che la corruzione riguarda tutti noi. Questo – prosegue – è un processo dialettico di educazione, di relazione. Ed ecco l’importanza di fare rete nella Chiesa e non solo”. “Per quanto riguarda la scomunica – rileva Alberti – si è molto discusso su quella legata alla corruzione, ma l’idea era partita come proposta di allargare, a livello di Chiesa universale, la scomunica ai mafiosi che è stata elaborata e – più o meno – codificata sul piano del diritto canonico nelle tre regioni italiane, Campania, Calabria e Sicilia”.

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