Monache Clarisse: Dio è forte e paziente “solo” nell’amore

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DIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto sulle letture di domenica 23 luglio.

La prima lettura di questa domenica ci parla di un Dio forte. In cosa consiste, però, questa forza? Esercizio di autorità? Imponenza? Capacità di dominio? Potenza?
Scrive l’autore del Libro della Sapienza: «La tua forza […] è il principio della giustizia, e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti. Mostri la tua forza quando non si crede nella pienezza del tuo potere […]. Padrone della forza, tu giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza…».
E’ curioso: si parla di un Dio forte ma…forte nella giustizia, forte nella indulgenza, forte nella mitezza, forte nell’amore.
Anche nel Salmo leggiamo di un Dio grande, potente, davanti al quale «tutte le genti […] verranno e si prostreranno», ma, nello stesso tempo, di una forza che fa di questo Dio un «Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà». Un Dio, scrive Paolo ai Romani, che «viene in aiuto alla nostra debolezza», un Dio intercessore!
Lo ritroviamo anche nel Vangelo: «Il regno dei cieli è simile ad un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania».
Il padrone del campo impedisce ai suoi servi di strappare subito la zizzania «perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano».
C’è un Dio forte che non dimostra la sua forza liquidando a priori ciò che è imperfetto, un Dio che non sradica ma che, come ancora ci insegna la liturgia di questa domenica, è forte e paziente “solo” nell’amore.
E’ quella forza invisibile e potentissima capace di generare e dare vita. E’ la storia del granellino di senape, «esso è il più piccolo di tutti i semi, ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
E’ come «il lievito che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Solo se il buon grano e la zizzania crescono insieme, il primo fiorirà: è la forza di Dio, che si fa pazienza, attesa dei tempi dell’uomo, fiducia accordata all’uomo.
Egli non strappa la zizzania, non recide il fico improduttivo, non caccia Giuda dal gruppo dei dodici, anzi, si fa suo servo lavandogli i piedi…è questa la sua forza che arriverà a svelarsi pienamente nella croce di Cristo!

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