Appello Caritas Diocesana: Rompiamo il silenzio sull’Africa – I disperati della storia nessuno li fermerà!

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Lettera dalla Caritas luglio 2017

L’estate non è solo tempo di vacanza. Almeno non per tutti. C’è una storia, dai tratti apparentemente sempre più drammatici, che ogni giorno scorre davanti ai nostri occhi. Non basta la pagina di un quotidiano o il tempo di un Tg per leggere quanto avviene sul palcoscenico del mondo. C’è bisogno anche di sfogliare e meditare qualche passo del vangelo per poter interpretare i segni dei tempi, così da comprendere e discernere. Ora il discernimento è proprio di chi è capace di piegarsi in basso e misurare l’abisso.
Nel vangelo di Giovanni, al capitolo 8 versetti 1-11, si racconta di una donna trascinata in mezzo e buttata per terra. Insozza una società che si reputa ‘pulita’: la cosa migliore è eliminarla! Così decreta lo sguardo dall’alto verso il basso dell’uomo religioso. E’ più facile togliere di mezzo una persona piuttosto che fasciarla di misericordia! Gesù vede quella donna altrimenti da come la vedono i suoi oppositori, da un’altra prospettiva: dal basso verso l’alto per coglierne tutta la dignità. Così, dopo l’affanno di uomini che si accusano e si affaticano per distruggersi gli uni gli altri, con trabocchetti e ipocrisie varie, in una scena di grande pace, avviene l’incontro tra due persone. Quanto è importante, al di la del peccato, riconoscere la dignità di ogni essere umano, dialogare, tessere relazioni!
In un mondo in cui si lancia continuamente sguardi sospettosi verso l’altro, specie verso tutta quella gente che sta fuggendo dalle loro terre, a rischio della propria vita, per arrivare fino da noi, forse è necessario entrare nella prospettiva di Gesù, per non fermarci alla superficie, per non limitarci ad urlare slogan ad effetto o a ripetere le solite frasi fatte. Non possiamo farci prendere dalla “paranoia dell’«invasione», furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi”. La questione non è solo emergenziale, ma strutturale al sistema economico-finanziario.
Per questo è bene aderire all’appello di Padre Zanotelli e “rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa!”. Non è bene rimanere in silenzio di fronte a tante situazione drammatiche. Padre Alex ne cita alcune:
• nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa), una paurosa guerra civile ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.
• nel Sudan il regime dittatoriale è in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.
• in Somalia la guerra civile da oltre trent’anni fa registrare milioni di rifugiati interni ed esterni.
• in Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, centinaia di migliaia di giovani sono in fuga verso l’Europa.
• il Centrafrica continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.
• nella zona saheriana dal Ciad al Mali i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.
• in Libia è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.
• in Etiopia, Somalia, Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad trenta milioni di persone sono a rischio fame per la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’Onu che si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa
i cambiamenti climatici in Africa potrebbe potare a fine secolo ad avere tre quarti del suo territorio non abitabile.
Non si possono tacere le responsabilità dell’occidente in tutta questa situazione, né “sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!!).”
Non è questo il tempo del silenzio e di letture del fenomeno migratorio superficiali e disumane. Siamo ancora scandalizzati per le atrocità compiute da certe ideologie anche nel secolo scorso e ci siamo interrogati sul silenzio di tantissimi cristiani. Cosa diranno di noi quando le future generazioni racconteranno di come “un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum, dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro anche l’Europa come patria dei diritti”?
Chissà se questo non sia il tempo per rimparare l’arte del pensare, per tornare a dare spazio ai sentimenti e per governare le nostre emozioni!?
La soluzione è sempre nell’intrecciare relazioni.
Forse in queste calde giornate estive vale la pena spegnere certi programmi televisivi che alimentano una mentalità scandalosamente razzista, ed uscire per incontrare volti concreti, conoscere storie tragiche e meravigliose, magari organizzare una partita di calcio con squadre miste, i nostri giovani e quelli arrivati da altri paesi, oppure pensare nelle nostre sagre paesane o cittadine anche a cene etniche, preparate insieme, per sedersi attorno ad una tavola comune e, nella ‘convivialità delle differenze’, cominciare a volersi un po’ più di bene, riconoscendo in chi ci sta davanti, per quanto possa essere diverso e, perché no, problematico, un possibile amico, certamente una sorella o un fratello!

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