Comunicazione: mons. Viganò (SpC), “cambiare narrative e modalità di racconto” per “spezzare il circolo vizioso delle cattive notizie”

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

“Per spezzare il circolo vizioso delle cattive notizie – come ci ha chiesto Papa Francesco nel Messaggio per la 51ª Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali – non serve raccontare delle buone notizie ma serve piuttosto cambiare le narrative, le modalità di racconto nelle situazioni del mondo che sono sempre fatte di luci e di ombre, di grazia e di peccato, di violenza e di tenerezza”. Lo ha affermatomonsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione (SpC) della Santa Sede, intervenendo alla presentazione della collana “#VoltiDiSperanza” dell’associazione “Amici di Santina Zucchinelli”. Secondo Viganò i volumi della collana seguono questa logica, perché “raccontano storie di persone che hanno vissuto situazioni drammatiche e di ferocia ma vengono raccontate attraverso una trama che va a comporre l’orizzonte di un possibile perdono, di una possibile comprensione”. I libri sono scritti da don Luigi Ginami, sacerdote bergamasco e figlio di Santina Zucchinelli nel cui nome è stata creata la Fondazione Santina. Richiamando l’esperienza e l’attività di don Ginami in diverse parti del mondo più povere e sofferenti, mons. Viganò ha scherzosamente notato come “in Curia e nella Chiesa ci sono preti che vogliono bene al Signore, che sentono la forza di una testimonianza, che sanno compiere gesti di consolazione e di bene”. Commentando in particolare l’instant book “Joe”, di cui ha curato la prefazione, il prefetto ha sottolineato che “i tratti caratteristici della testimonianza sono la discrezione e il silenzio”. Ma serve “uno sguardo puro che sappia trovare questi segni di testimonianza”. Viganò ha poi richiamato il “tema dell’ecumenismo, che Papa Francesco sta mettendo particolarmente al centro”. Il prefetto ha proseguito osservando che “perché la fede diventi concretezza dobbiamo avere molto a cuore la storia, la memoria, anche quella del futuro”. E che, riferendosi all’esperienza di Nicodemo, “è necessario rinascere una seconda volta. Rinascere dall’alto per vedere al modo di Dio le vicende del mondo”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *