Papa Francesco “Un seme che può portare frutto”

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Zenit, di Paul De Maeyer

Cosa è la Parola di Dio? Non è “una gabbia” e neppure “una trappola”, ma “un seme che può portare frutto”, almeno “se noi lo accogliamo”. Lo ha affermato papa Francesco nella sua catechesi prima dell’Angelus di domenica 16 luglio 2017, nella quale si è soffermato sul brano del Vangelo che racconta la parabola del seminatore (Matteo 13,1-23).

Per far capire il mistero del Regno di Dio, Gesù non usava “una teologia complicata”, ma“un linguaggio semplice”, un linguaggio immediato con immagini tratte dalla vita quotidiana, “in modo da poter essere compreso facilmente da tutti”, ha spiegato il Pontefice.

Il brano odierno ci rivela prima di tutto chi è Gesù, così ha osservato Francesco. La scelta della figura del seminatore infatti non è casuale. Gesù “si presenta come uno che non si impone, ma si propone”, che ci attira “donandosi”, spargendo “con pazienza e generosità la sua Parola”.

E qui la storia cambia. Se il seme — ovvero la sua Parola — porta frutto, dipende infatti da numerosi fattori, da iniziare dal terreno su cui cade, cioè da noi, ha suggerito Francesco, che ha definito l’odierna parabola una “radiografia spirituale” del nostro cuore.

Quest’ultimo può essere buono, e quindi portare frutti, o invece duro e “impermeabile” come i “sanpietrini”, dove “non cresce niente”.

Tra questi estremi ci sono due terreni intermedi, ha proseguito il Papa, che “in diverse misure” rappresentano noi e il nostro modo di accogliere la Parola di Dio: quello sassoso e poi quello spinoso.

Il primo è il “cuore superficiale”, “senza spessore”, dove “i sassi della pigrizia prevalgono sulla terra buona”. Rappresenta colui che accoglie il Signore e vuole persino testimoniare, “ma non persevera, si stanca e non ‘decolla’ mai”.

Il secondo terreno intermedio — quello spinoso — è quello “pieno di rovi che soffocano le piante buone”. I rovi sono “gli idoli della ricchezza mondana, il vivere avidamente, per sé stessi, per l’avere e per il potere”.

L’unico modo per permettere al seme-Parola di crescere e di portare frutto è “strapparli via”, ha dichiarato Francesco, che perciò ha invitato i pellegrini in piazza San Pietro “a ringraziare per il nostro terreno buono e a lavorare sui terreni non ancora buoni”, a trovare “il coraggio di fare una bella bonifica del terreno”.

“Chiediamoci se il nostro cuore è aperto ad accogliere con fede il seme della Parola di Dio”, ha detto al termine della catechesi, “se i nostri sassi della pigrizia sono ancora numerosi e grandi; individuiamo e chiamiamo per nome i rovi dei vizi”.

Dopo la preghiera mariana il Pontefice ha rivolto in occasione dell’odierna festa della Madonna del Carmelo un saluto particolare alle suore e frati della famiglia carmelitana. “Auspico che possano continuare decisamente sulla strada della contemplazione”, ha detto.

Francesco ha salutato in modo speciale anche la “comunità cattolica venezuelana” e rinnovato “la preghiera per il vostro amato Paese”.

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