Lettere al Direttore Pompei: Il caso del piccolo Charlie Gard

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DIOCESI – Ringrazio innanzi tutto quanti mi hanno scritto a settimanaleancora@gmail.com

Il caso del piccolo Charlie Gard ha suscitato tanto interesse e ancor più tanta partecipazione per cui non posso sottrarmi dal rispondere ad alcune delle tante domande che mi sono pervenute.

Il problema è serio e coinvolgente e non si comprende il ritardo di una risposta che dovrebbe togliere il sonno a quanti sono preposti a tale scopo. Non si tratta solo di una questione di vita o di morte, ma dell’insieme di interrogativi che fanno dell’esistenza umana un valore privilegiato della creazione. Spesso gli uomini sono andati per le spicce arrogandosi dei diritti trasformati in leggi a giustificazione di azioni che si sono rivelate forme di prepotenza e di violenza dittatoriale. La storia dell’umanità è colma in tal senso di efferati delitti alla radice dei quali troviamo le forme più abiette dell’agire umano. A cominciare dal dono della vita non abbiamo nessun potere di stravolgere le leggi fondamentali della natura e nessuno Stato può arrogarsi il diritto di fare leggi in tal senso. Si ricorre spesso all’inganno, oggi, in particolare, con l’aiuto dei sofisticati mezzi di comunicazione, per giustificare l’operato di chi comanda e fare opinione.
Sotto la polvere dei ricordi scolastici, si trova sempre un insegnante che più di altri resta nella memoria, in positivo o negativo. Qualcuno magari per la propria originalità, come, ad esempio, il mio professore di storia al liceo che si soffermava spesso su quel personaggio singolare che fu Catone detto il Censore e quella sua mania di insistere per la distruzione di Cartagine, chiudendo ogni suo intervento in senato : “Ceterum censo Cathaginem esse delendam”; ed aggiungeva: “Le vostre corbellerie se lungamente insistite, possono convincere e diventare fonte di verità per molti che vi ascoltano”. E non si parlava ancora di “pensiero debole”; figuratevi ora! E’ la tecnica della pubblicità che non segue quasi mai un filo logico, ma procede in modo asfissiante per assurdità, nell’intento di suscitare stupore. E non è la sola ad usare questo metodo; c’è tutta una classe politica che viaggia a suon di battute anoressiche che spingono ad un ragionamento striminzito ed incapace di uscire da certe strettoie. Spesso, è tutto un dare i numeri. E ci sarebbe da ridere, se sotto certi numeri non ci fosse la tragedia di tanti esseri umani impossibilitati ad accendere alla speranza della vita. Quanti necrofori a zonzo per l’Italia! C’è chi non ha altri argomenti che l’aborto, gli esperimenti sugli embrioni, l’eutanasia e tutta una serie di anormalità, ripetute ad ogni occasione anche se non sostenibili e presentate come fonte di progresso. Alcuni vedono il mondo al rovescio, ma strillano tanto e ad ogni occasione, convinti che, a lungo andare, qualcuno si decida a dar loro ragione. E’ il progresso gridato ai quattro venti che vuol convincerci che condannare l’aborto significa colpevolizzare e offendere la donna.
Il progresso consiste nel migliorare la vita non nell’impedirla ricorrendo alla pillola del giorno prima o dei 5 giorni dopo. Spesso non si fanno conoscere le conseguenze negative che esse comportano facendole passare come contraccettive. È progresso, rendere consapevoli, specie, gli adolescenti e i giovani del rischio di contrarre malattie gravi nei comportamenti sessuali, sempre più liberi ed occasionali, specie durante le vacanze estive, che possono rovinare tutta la vita.
E qui sarebbe appropriato introdurre il discorso sull’amore, quello vero, quello che non vacilla sotto le tempeste della vita, come quello che stanno dimostrando i genitori di Charlie ai quali va tutta la nostra solidarietà, dicendo loro che siamo vicini anche con la preghiera.
Occorre un altro capitolo!

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