Legge 40: Gigli (Mpv), la fecondazione in Italia un business costoso”

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“La relazione del Ministro della Salute al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 40 conferma che la Pma rappresenta in Italia un business molto costoso per le finanze pubbliche e poco rispettoso dei criteri di efficacia clinica. Che di business si tratti lo testimonia il proliferare dei centri privati, ognuno dei quali con casistica troppo bassa per dare garanzie alle donne. Che si tratti di una tecnica poco rispettosa dei criteri di efficacia lo dimostra invece la bassa percentuale dei tassi di successo, con esiti negativi peraltro in aumento, sia da ‘fresco’ che da scongelamento”. Lo afferma Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la vita italiano.
“Il Ministero continua a non fornire dati sui costi delle procedure di Pma, ma – sottolinea Gigli – considerato il loro numero, arrivato a oltre 70mila coppie trattate e ad oltre 95mila cicli iniziati, è lecito presumere che non dovremmo essere lontani dal miliardo di euro per anno. Peggio ancora, la Pma viene effettuata senza alcun rispetto dei criteri di gradualità e senza tentare di risolvere le cause dell’infertilità, con tassi di successo peraltro analoghi a quelli dei tentativi di fecondazione per vie naturali che consentono invece la risoluzione delle cause dell’infertilità”. Per la prima a volta, ricorda il presidente di Mpv, “quest’anno sono forniti i dati sulla fecondazione eterologa che documentano il suo uso frequente nelle ultra 40enni, per risolvere il problema della sterilità fisiologica legata all’età tardiva in cui viene ricercata la gravidanza, con presumibile aumento dei fallimenti della procedura dei quali non è riportato il tasso. Allarmante anche il fatto che la maggior parte dei cicli di trattamento per l’eterologa utilizzi i gameti acquistati all’estero dalle regioni, aggirando la legge 40 che ne vieta il commercio, mentre addirittura sarebbero numerosi i casi di embrioni ‘prodotti’ all’estero e impiantati in Italia”.

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