A Gerusalemme, il Papa esorta i giovani a non vivere come nemici

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Zenit, di Giuseppe Cesareo

“La nostra utopia” è promuovere, nonostante le diversità, la “cultura dell’incontro” in un mondo che fa “vivere come nemici”.

Queste le parole che Papa Francesco, in un video-messaggio in spagnolo, ha rivolto mercoledì 5 luglio, a quanti hanno partecipato alla chiusura del 3° Congresso di “Scholas Occurrentes”, che si è tenuto, per la prima volta, presso l’Università Ebraica di Gerusalemme, dal 2 al 5 luglio 2017, e che aveva come titolo “Tra l’Università e la Scuola, costruendo la pace attraverso la cultura dell’incontro”.

“Un sogno, quando è condiviso, diventa l’utopia di un popolo”, “creare un nuovo modo di vivere”, e “la nostra utopia” è “creare con questa educazione una cultura dell’incontro”, ha detto Francesco.

“Questo mondo atomizzato”, che ha bisogno di “armonia” e non di “uniformità”, continua il Papa, “ha paura del diverso” e “costruisce muri” che fanno “vivere come nemici”.

Il lavoro svolto dal Congresso mostra che è stato intuito che bisogna educare, istruire per aprire a ciò che non si conosce, senza pregiudizi, senza togliere “la capacità di sognare” ai giovani e “ai figli” altrimenti questi non comprendono “né gratitudine né gratuità”. È importante, invece,creare un contesto di speranza perchè quei sogni crescano e si condividano”.

In modo particolare, però, il messaggio è stato recepito dai giovani partecipanti che dalle “differenze” hanno “raggiunto l’unità”. Unità raggiunta non perchè qualcuno “ve lo ha insegnato”, ha detto Francesco, ma perchè “lo avete vissuto” nell’apertura ricercata “nella nudità dello sguardo” dove, ha sottolineato il Papa, c’è “apertura” a “tutto ciò che non sono io” realizzando così quell’incontro che dà senso alla vita di ognuno.

“Nessuno di noi è un no”, ha continuato Francesco, ma “siamo un si” che quando trova il suo senso, che “tutti abbiamo”, ha l’anima che si dilata.

“Allora -ha invitato- troviamo il senso più profondo” che esiste, quella sensazione di “gratitudine”.

Il Papa ha concluso ringraziando tutti i partecipanti all’incontro di Gerusalemme per “aver osato di sognare”, “trovare un senso”, “per creare, per ringraziare, per festeggiare, per mettere la mente, le mani e il cuore” in opera per realizzare la “cultura dell’incontro”.

Il Congresso è stato organizzato dalla Fondazione pontificia “Scholas Occurrentes”, presso l’Università Ebraica di Gerusalemme. A questo hanno partecipato numerosi giovani israeliani, palestinesi e di altri paesi del mondo insieme con altri accademici di 41 università. Inoltre hanno partecipato: il segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, mons. Antonio Vincenzo Zani, il preside dell’Università ebraica di Gerusalemme, prof. Menahem Ben Sasson e il presidente mondiale della “Scholas Occurrentes”, José Maria del Corral.

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