Diocesi, lettera ai sacerdoti

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DIOCESI – Pubblichiamo la lettera di Don Leonardo scritta in occasione della conclusione del ritiro vissuto a Montemonaco dai sacerdoti della nostra diocesi

Caro fratello e amico sacerdote,
Con questa celebrazione eucaristica si chiude la settimana di ritiro.
Ho chiesto al vescovo di concludere rinnovando nelle sue mani le promesse sacerdotali, e mi sento di ringraziare per aver visto accolta questa richiesta. Oggi pomeriggio, poi, ognuno ritornerà nella sua parrocchia e tu ricomincerai con la vita di sempre, scandita dalle consuete attività. Cosa dire, come concludere?
Voglio — fratello e amico sacerdote — dirti grazie. Ti ho visto pregare. Ho avvertito che porti nel cuore tutto il peso e la fatica, la gioia e l’entusiasmo della tua vita di prete. Sento il bisogno di ringraziarti. Lo vorrei fare con parole importanti, con espressioni non banali, eppure mi tocca rassegnarmi ad utilizzare parole ed espressioni semplici: grazie, grazie di cuore!
Vorrei anche non dimenticassi mai che tu sei e rimani un dono prezioso. La tua non è una vita di ammalato che cerca la guarigione. Non sentirti mai “fatto male”, come uno che deve tormentare se stesso, chiedendo sempre di più, pretendendo sempre di più, sempre teso in uno sforzo enorme per cambiarti, per modificarti, per migliorarti. Tu sei la storia che hai vissuto, la famiglia che hai avuto.
Tu sei gli affetti che hai ricevuto in dono. Sentiti unico ed irripetibile, come uomo e come prete. Siscires donum dei… (cfr. Gv 4,10). Dio ti stima. Gesù ti ha scelto. Sei stato chiamato per la tua unicità. Sei prezioso.
Ecco perché voglio anche dirti di non scoraggiarti. Non permettere al diavolo di tentarti sulla speranza. È vero: il mondo è difficile; sono tanti i problemi che ci stringono; a volte ci assale quello strano senso di solitudine, ci sembra di essere rimasti soli come ultimi guardiani del faro; a fatica riusciamo a discernere i segni del bene nelle pieghe di un mondo che pare disinteressarsi di Cristo e della sua parola, lontano dalla chiesa, distratto e stordito.
Perdonami la presunzione, ma in questo momento vorrei essere Papa per farti sentire il grazie potente di tutta la santa madre chiesa; vorrei essere l’amico vero e leale per riscaldarti con una vicinanza concreta. Non scoraggiarti! La tua solitudine non è, né sarà mai, priva di senso. I tuoi sacrifici non sono, né mai saranno, inutili e vani.
Il grido che sale dai tuoi dolori, piccoli o grandi che siano, non sono, né rimarranno inascoltati. Tutto si compone in unità e tutto si arricchisce di senso, nel progetto che Dio ha su di te. Sei un chiamato: Gesù ti ha chiamato.
Il Vangelo di cui siamo indegni ascoltatori ci toglierà la carne di dosso, ci strapperà la nostra carne, chiederà tutto di noi, tutto!, e noi risponderemo con gioia, diremo di sì. È un po’, per usare una immagine che spero saprai capire, come la guerra. Il seminario era l’accademia: lì abbiamo studiato la tattica, abbiamo ricevuto lezioni sulle manovre del campo, i tempi, i luoghi della lotta, le armi. Lì la guerra c’è piaciuta: era bella, aveva il suo fascino e non vedevamo l’ora di andare in trincea. Poi
È arrivata l’ora. Abbiamo dato inizio alla nostra missione. Abbiamo imparato, facendone esperienza diretta, che in guerra si viene feriti. Abbiamo fatto sentito l’odore del sangue. E dopo anni passati in battaglia ci siamo accorti di essere sporchi, feriti; guardandoci allo specchio, abbiamo constatato che il nostro viso è sofferente, i vestiti sono lacerati, siamo pieni di polvere. Quanto ci ha cambiati la vita rispetto alle aspettative di un tempo! Ci siamo sentiti soli, colpiti, stanchi e nelle ore più buie
Abbiamo smesso di credere nella causa. Siamo per questo meno veri? Siamo diversi rispetto agli anni della formazione? Abbiamo tradito ciò che ci eravamo promessi? Non scoraggiamoci!
Stiamo combattendo la nostra battaglia con le nostre forze e con le armi che abbiamo. Forse che siamo diventati una vergogna? Siamo perdenti? Pensavamo forse che la guerra non ci avrebbe causato sofferenza? Che essa sarebbe stata benevola con noi?
Siamo stati scelti da Gesù! Siamo sua proprietà! Abbiamo la sua forza, possediamo la sua speranza, siamo infiammati dal suo stesso amore.
Chiudiamo questi esercizi con un impegno: semplice ma che ci interpelli sempre. Non dobbiamo realizzare la comunione tra di noi, è impossibile. Essa è parola troppo alta. Rischia di rimanere un’idea pura, un progetto irrealizzabile, al di là della storia. Tuttavia, possiamo fare passi concreti
Per sentirci in comunione. Non dividiamoci. Non disperdiamoci. Stimiamoci a vicenda. Proviamo a riconoscere i doni che Dio ha seminato in ognuno di noi. Siamo un valore gli uni per gli altri. Siamo ricchezza l’uno per l’altro.
Ritorniamo a casa con l’impegno di guardarci con comprensione, sapendoci capire, sforzandoci di capirci e magari riservandoci la gratuità di un sorriso.
Sono contento di averti conosciuto, fratello e amico sacerdote, e mentre ti chiedo scusa se queste parole possono sembrare un tantino patetiche, chiedo a Dio che ti benedica, che benedica ognuno di noi. Maria ss.ma ci raccolga, chiesa del suo figlio, sotto il suo celeste manto.

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