Oratorio: ponte fra strada e Chiesa dove divertimento fa rima con educazione

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Giovanna Pasqualin Traversa

Chiuse le aule e archiviato l’anno scolastico, per molti genitori si pone la drammatica questione di “cosa” far fare ai figli nelle settimane a cavallo tra giugno e luglio che di norma precedono le ferie familiari, anche perché nei campi estivi non è sempre facile trovare posto e i costi sono talvolta poco accessibili. A venire in soccorso sono gli 8.245 oratori parrocchiali che per l’occasione aprono le porte ai ragazzi del Grest (Gruppo estivo). Quattrocentomila volontari – in gran parte adolescenti di 16-18 anni – pronti a prendersi cura di circa due milioni di bambini all’insegna di parole chiave come accoglienza, aggregazione, prossimità, presenza, gratuità, attenzione educativa, primato della relazione.

Il Foi è il Forum degli oratori italiani del quale fanno parte, tra gli altri, gli Uffici regionali di pastorale giovanile, l’Azione cattolica italiana, il Csi, i Salesiani di don Bosco, le Figlie di Maria ausiliatrice, la Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri, i coordinamenti locali degli oratori presenti sul territorio nazionale. A guidarlo da tre anni è un giovane sacerdote dell’arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve, don Riccardo Pascolini, che ci spiega: “Il Grest non è un effetto speciale dell’oratorio, ma il naturale compimento dell’attività ordinaria che si svolge durante l’anno creando opportunità educative e offrendo proposte di sostanza e di senso ai bambini e alle loro famiglie”. In oratorio “si creano relazioni vere. Lo stare con animatori un po’ più grandi riesce a creare un bel clima di empatia generativa di crescita umana e spirituale per tutti:

il Grest non prende forma intorno a una struttura ma intorno a relazioni che ne fanno un luogo significativo, un solido punto di presenza e attenzione educativa. È questo che ne fa la differenza rispetto ad altre iniziative estive per ragazzi”.

Anzitutto, fa notare don Pascolini, grazie al “nostro motore”: animatori adolescenti che, finita la scuola, anziché pensare alle vacanze decidono di donare tempo ed energie a ragazzi e bambini nel segno della gratuità.

“Uno sporcarsi le mani che allena a vivere per gli altri, a farsi risorsa e dono e, al tempo stesso, offre l’opportunità di acquisire un bagaglio di competenze per il futuro”.

Il sacerdote sottolinea, infatti, che ai sensi della legge sulla “Buona scuola”, il Miur e gli Uffici scolastici regionali riconoscono già dall’anno scorso il valore dell’attività di animazione in oratorio come esperienza formativa all’interno del percorso di alternanza scuola-lavoro. “Formare i nostri giovani e responsabilizzarli dando loro fiducia li sprona a dare il meglio di sé in un percorso di amicizia e autentica ‘fraternità’ al servizio dei più piccoli”.

La giornata-tipo al Grest è scandita da momenti di svago e gioco, preghiera e riflessione, laboratori, attività sportive; il filo conduttore è di norma una storia, per lo più tratta dalla Bibbia o da una grande opera della letteratura per ragazzi, perché

“fare entrare i giovanissimi nella dimensione del ‘sogno’ incoraggiandoli ad ascoltare in profondità il loro cuore e a sognare ‘in grande’ muove il cuore, la testa e le mani, apre alla curiosità e alla speranza”.

E intorno c’è tutta una comunità che si mette in moto: “Dalla nonna che prepara la torta a chi si offre di riordinare e pulire i locali”. Spesso la partecipazione è gratuita: in alcuni casi viene chiesto un contributo minimo alle spese, ma se qualche famiglia non può pagarlo è la comunità a farsene carico.

Don Pascolini, quali sono gli ingredienti di questo mix vincente? “Anzitutto prossimità e capacità di farsi carico dell’altro. L’oratorio – e il Grest – risponde al bisogno di tante famiglie di avere un luogo sicuro e che dà fiducia. Volti conosciuti cui affidare i propri figli”. E ancora: “Territorialità intesa come alleanza, osmosi con il territorio in un abbraccio che accoglie tutti, senza distinzione tra religioni ed etnie”. L’oratorio è anche un crocevia multiculturale perché riproduce le stesse dinamiche di “incontro e integrazione con il diverso che i nostri figli vivono in classe fin dai primissimi anni di scuola; un percorso che a noi adulti sembra faticoso ma per i bambini è normale”. Lo testimonia una recente indagine sugli oratori della provincia di Milano, secondo la quale il 25% dei ragazzi che li frequentano sono di origine islamica.

“L’oratorio è il ponte reale tra la strada e la Chiesa e al suo interno c’è spazio per tutti”.

Oggi, conclude don Pascolini, la sfida “è non perdere l’entusiasmo, è imparare a leggere sempre dietro i numeri perché un educatore conosce e si ricorda il volto e la storia di ogni persona. L’oratorio è la risposta a tanti problemi.

La sfida è anche camminare insieme per salvare e continuare a trasmettere l’‘umano’ in questa società così individualista e frammentata”.

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