Stop business immigrazione! Prima gli italiani

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Di Don Gianni Croci

DIOCESI – Teresita, Giovanna, Rita… tre volontarie provenienti dalle diocesi della Puglia. Sono a S. Benedetto per un gemellaggio della Caritas con le popolazione colpite dal sisma di Accumoli ed Amatrice. Una prossimità importante in questi giorni in cui tensioni e stanchezze si avvertono ancora di più: le casette di legno non sono ancora pronte e ci si deve spostare da un hotel all’altro!
I ragazzi del servizio civile presso la nostra Caritas le hanno invitate ad una camminata sul molo: vogliono mostrare uno dei posti più belli della nostra città. C’è anche Yassine arrivato da qualche tempo con un barcone in Italia e Kamarad giunto a piedi dal Pakistan attraversando diversi paesi. Con la sua bici arriva anche Said: è stanco, fortunatamente lavora da un po’ di tempo in uno chalet e può mandare qualche soldino al figlio rimasto nel suo paese.
Inizia così la nostra camminata sul molo tra i massi di travertino scolpiti da diversi artisti. Il sole che tramonta dietro i monti, accende i nostri volti: raccontano storie e sogni, sono segnati da lacrime salate come l’acqua del mare, percorsi da meravigliosi sorrisi.
Le categorie astratte danno spazio alle persone concrete, i pregiudizi preconfezionati sembrano scomparire , le distanze tra italiani ed immigrati, nord e sud, poveri e ricchi si accorciano fino a quasi scomparire. Si ha proprio l’impressione che la diversità di lingua, religione, colore della pelle – pur evidente – sia abbattuta dalla similitudine: quando si intrecciano relazioni ti accorgi che l’altro, a qualsiasi cultura o fede appartiene, s’innamora come te, si nasconde per piangere all’arrivo di una triste notizie come te, fa festa per il compleanno dell’amico come te….
Così passo dopo passo arriviamo finalmente al punto dove volevo condurli, di fronte ad un murale, realizzato dai ragazzi del liceo scientifico dove insegno. L’avevo visto solo in foto e mi era sembrato bellissimo…non poteva essere altrimenti visto e considerato che era stato curato da un artista come il prof. Paolo Annibali! Mi piaceva far vedere di cosa sono capaci i nostri giovani studenti quando si appassionano alle cose grandi, quando riflettono e lavorano insieme.
Purtroppo ci aspettava una brutta sorpresa. Il murale era stato imbrattato con una scritta: “STOP BUSINESS IMMIGRAZIONE ! PRIMA GLI ITALIANI”. Ho provato un senso di amarezza, di disagio e di indignazione. L’ho notato anche sul volto di Edo, Serena, Stefania. E Yassine , Kamarad …alla Caritas hanno sentito sempre ribadire che quando qualcuno ha fame o sete, mai si chiede da quale paese viene, quale religione professa, quale lingua parla…. siamo tutti stranieri e pellegrini su questa Terra, accolti da qualcuno con generosità e senza alcun merito! Siamo tutti figli di Dio!
Ma forse non è necessario nemmeno scomodare il vangelo per arrivare a capire certe cose: basterebbero la conoscenza della storia, l’ascolto della coscienza, l’uso del buon senso, le scoperte scientifiche per capire che siamo tutti sulla stessa barca, abitiamo lo stesso ‘villaggio’, abbiamo gli stessi diritti! Ad esempio il diritto alla mobilità che è per tutti, non solo per i ricchi o per gli abitanti di qualche paese !?
Sento una profonda compassione per chi ha deturpato un’opera d’arte realizzata da giovani, cosa già gravissima, ma ancor di più per la loro povertà, peggiore di quella che porta tantissime persone ad affrontare persino la morte, pur di vivere una vita migliore.
Diceva Madre Teresa di Calcutta che la povertà materiale si può risolvere facilmente, ma quella culturale, umana, religiosa, come dimostrano questi gesti, è molto difficile da affrontare.
Tornando verso la sede della Caritas , mentre sgrano il rosario, penso a quanto lavoro c’è da fare, anche in mezzo alla comunità cristiana, perché prevalga la civiltà dell’amore, come la chiamava il grande Paolo VI. Forse il problema più grande della nostra società non è l’emergenza immigrazione, bensì il ‘vuoto’ che ci caratterizza, il nichilismo ce ci avvolge.
E mi chiedo: ci può essere speranza per chi vive senza valori e senza virtù? Ci può essere futuro per chi, come ben rappresentato nel murale, rimane indifferentemente, seduto a godersi il sole sulla spiaggia, mentre di fronte la gente affoga?
Si può sposare acriticamente luoghi comuni, ripetuti continuamente da politici e giornalisti, spesso anche poco informati?
Non è facile accogliere e il fenomeno immigrazione è davvero molto serio, ma non si può vivere rimanendo a guardare o ancor peggio aderendo a logiche razzistiche… più che usare le mani per certe scritte, è meglio lasciarci aiutare dal mare ad allargare gli orizzonti e lasciar che sui nostri volti scenda qualche lacrima che sa di compassione e, se non possiamo far altro, rimanere in silenzio o, chi può, elevare una preghiera.

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