Svezia: l’intervista con il cardinale designato Anders Arborelius

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ZENIT – di Deborah Castellano Lubov [Traduzione di Paul De Maeyer]

La Chiesa cattolica in Svezia è molto piccola, ma è un segno per l’ecumenismo e per la società europea secolarizzata. Lo sottolinea in un’intervista con ZENIT il vescovo dell’unica diocesi cattolica del Paese scandinavo, quella di Stoccolma, mons. Anders Arborelius, che il 28 giugno prossimo verrà creato cardinale da papa Francesco.

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ZENIT: Qual è stata la Sua prima reazione alla notizia della nomina cardinalizia? E’ importante per la Chiesa in Svezia?

Mons. Anders Arborelius: E’ stato un po’ uno choc, non me lo aspettavo… Per la nostra piccola Chiesa in Svezia, è qualcosa di molto, molto speciale, perché ci sentiamo più uniti al Papa e alla Chiesa universale. E’ qualcosa di storico per tutti noi. Ma ci sentiamo anche molto umili e piccoli, perché non sappiamo cosa significa essere cardinale, cosa deve fare.

Molti pensavano che tutti i cardinali dovessero vivere a Roma. Ma ho detto a loro che il Papa ha nominato cardinali delle periferie: Mali, Laos, e adesso Svezia… In seno alla Chiesa cattolica, noi siamo molto piccoli e senza importanza, ma è il suo modo di fare le cose.

Perché papa Francesco ha pensato alla Svezia in particolare per questo concistoro?

Mons. Anders Arborelius: Lui è stato con noi per un grande evento ecumenico [a Lund, nell’autunno scorso, per il 500° anniversario della Riforma luterana, ndr], e noi abbiamo avuto dei contatti prima. Sapeva quindi della nostra esistenza.

Quali sono i frutti della visita del Papa a Lund e Mälmo?

Mons. Anders Arborelius: Ha incoraggiato la decisione di cattolici e luterani di lavorare più intensivamente insieme ad un livello mondiale per trovare la strada da continuare e questo è stato un evento per tutto il mondo cristiano, perché le altre Chiese sono rimaste molto impressionate dal lavoro fatto alla cerimonia. Per la Svezia, questo significa che la Chiesa cattolica fa ormai parte del paesaggio religioso. Noi non siamo soltanto una piccola minoranza di stranieri di seconda classe ma apparteniamo alla società. E penso che per molti cattolici, e per molti cristiani, sia stato un segno molto importante che il Papa sia stato ricevuto dalle autorità, dal re, dal governo…  E’ stato veramente un segno che noi apparteniamo alla società, abbiamo il diritto di esserci.

Essendo il primo cardinale della Svezia, Lei come vede il suo ruolo in un ambiente che su certi argomenti la pensa molto diversamente dei cattolici?

Mons. Anders Arborelius:  E’ vero, noi siamo soltanto una piccola minoranza. E anche se adesso abbiamo un cardinale, noi rimarremo una minoranza molto piccola. Ma penso che la Svezia sia diventata una società multiculturale, multireligiosa. E penso che le persone siano più aperte ad ascoltare le altre voci. In una democrazia, noi dobbiamo ascoltarci reciprocamente, anche se su molte questioni abbiamo dei punti di vista differenti.

Quindi penso che in qualche modo possa aiutare la gente a capire che la Svezia è una realtà pluralistica, multireligiosa e multiculturale, e che i cattolici fanno parte di questa realtà, anche se abbiamo alcuni punti di vista che di norma la gente fatica ad accettare, che non siamo così strani di quanto forse si pensava.

Può raccontarci qualcosa dell’incontro di ieri dell’arcivescovo luterano, la Antje Jackelén, con papa Francesco al termine dell’Udienza generale?

Mons. Anders Arborelius: E’ stato un incontro molto simbolico, poiché abbiamo presentato al Papa un’icona di San Francesco d’Assisi. E noi sappiamo che ha messo il messaggio di San Francesco al centro del suo pontificato e del suo dialogo con le altre Chiese. Inoltre sappiamo che San Francesco è molto amato da altre confessioni. E’ stato un incontro molto breve, ma è stato simbolicamente molto importante mostrare che noi dobbiamo lavorare insieme… San Francesco è un buon simbolo di questa amicizia ecumenica, che è evidente nella situazione svedese.

Sono previsti ancora altri incontri ecumenici?

Mons. Anders Arborelius: Il Consiglio permanente delle Chiese di Svezia sarà presente al concistoro [del 28 giugno, ndr]. Questo dimostra che tutte le Chiese vogliono lavorare insieme.

Uno dei vostri nuovi compiti sarà quello di consigliare il Papa? Quale sarà la Sua partecipazione?

Mons. Anders Arborelius: Non posso rispondere a questa domanda, perché veramente non so come e con quale frequenza sarò tenuto a essere a Roma. Se il Santo Padre desidera ascoltare i miei consigli, sarò molto felice di offrirglieli, poiché la Svezia viene considerata come la parte più secolarizzata d’Europa e dove comunque è ancora possibile costruire Chiesa e vivere da cristiani. Possiamo mostrare che l’Europa non è all’ultimo posto per quanto riguarda il cristianesimo. Anche nel nostro angolo di mondo, è possibile vivere da cristiano e suscitare l’interesse di persone non credenti, lavorare con altre voci cristiane in Svezia su numerosi problemi, come i migranti, i rifugiati…

Cliccare qui per leggere la breve scheda biografica di mons. Arborelius.

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