Papa: fare opere di misericordia, perché “misericordiati” prima

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ZENIT

Fare opere di misericordia presuppone la consapevolezza di essere stato “misericordiato” prima. Questo in sintesi, con il noto neologismo coniato dallo stesso papa Francesco, il nucleo della sua omelia di lunedì 5 maggio 2017 nella Messa mattutina a Santa Marta, riportata da Radio Vaticana.

Se compiamo infatti opere di misericordia, “è perché il Signore ha avuto pietà di noi”, ha spiegato il Pontefice, ricordando che il Signore “ci ha perdonato tutto” e quindi noi “facciamo lo stesso con i nostri fratelli”.

“Le opere di misericordia sono quelle che ci tolgono dall’egoismo e ci fanno imitare Gesù più da vicino”, ha sottolineato il Papa, che ha invitato perciò i presenti a fare un piccolo esame di coscienza: “io so condividere? Sono generoso? Sono generosa? Ma anche quando vedo una persona che soffre, che è in difficoltà, anche io soffro? So mettermi nelle scarpe altrui? Nella situazione di sofferenza?”.

Papa Francesco aveva iniziato la sua meditazione riflettendo sulla Prima lettura, presa dal Libro di Tobia (1,3; 2,1-8), in cui Tobi compie un’opera di misericordia: seppellire i morti, nel caso concreto seppellire di nascosto gli ebrei rimasti senza sepoltura durante la deportazione assira.

E lo faceva, perché “compartiva” il dolore dei suoi connazionali. Infatti, ha sottolineato il Pontefice, “è misericordioso quello che sa condividere e anche compatire i problemi delle altre persone”.

Ma compiendo questo atto di pietà, lo stesso Tobi rischiava, ha osservato il Papa, poiché agli ebrei deportati era proibito seppellire i propri connazionali.

Questo significa che chi vuole compiere opere di misericordia dev’essere disposto a rischiare, fino a rischiare la propria vita, ha spiegato il Papa, che ha dato anche un esempio. “Quanti — così ha detto, riferendosi alla Seconda Guerra Mondiale — hanno rischiato, incominciando da Pio XII, per nascondere gli ebrei, perché non fossero uccisi, perché non fossero deportati! Rischiavano la pelle!”.

Tobi però non solo rischiava, veniva persino deriso dai suoi propri vicini. Poteva starsene tranquillo a casa, ma si è lasciato scomodare.

Infatti, “fare le opere di misericordia sempre è subire scomodità”, ha affermato Francesco, il quale ha ricordato però l’esempio o modello di Gesù. “Il Signore ha subìto la scomodità per noi: è andato in croce. Per darci misericordia”, ha detto.

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