Papa: un vero pastore deve saper congedarsi bene dal suo gregge

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

ZENIT / di Paul De Maeyer

Nell’omelia mattutina di martedì 30 maggio 2017 nella cappella della “Domus Sanctae Marthae”, riportata come di consueto dalla Radio Vaticana, papa Francesco ha analizzato l’odierno brano degli Atti degli Apostoli (20,17-27), che nelle parole del Pontefice offre “Il congedo di un vescovo” dalla sua comunità, in concreto il congedo di Paolo dalla comunità di Efeso.

Nella sua meditazione, il Pontefice si è soffermato su “tre atteggiamenti” basilari di un pastore che emergono dal brano, iniziando con l’affermazione dello stesso Paolo di non essersi “mai tirato indietro”.

Secondo Francesco, non si tratta di un “atto di vanità” di Paolo, poiché l’apostolo dice di se stesso di essere “il peggiore dei peccatori”, ma di un resoconto dei fatti. Proprio questa qualità è “una delle cose che darà tanta pace al pastore quando si congeda”, ha detto il Papa: “ricordarsi che mai è stato un pastore di compromessi”.

“Costretto dallo Spirito”. Questo è il secondo atteggiamento su cui si è soffermato papa Francesco. Paolo va a Gerusalemme, perché glielo chiede lo Spirito, anche se ignora quello che là gli accadrà. Si mette in cammino e lo può fare, perché “non ha cosa propria, non ha fatto del suo gregge un’appropriazione indebita”, ha spiegato il Papa.

Quindi docilità allo Spirito e libertà interna in qualsiasi momento. “Non vado in pensione. Vado altrove a servire altre Chiese”, ha detto Francesco: “Sempre il cuore aperto alla voce di Dio: lascio questo, vedrò cosa il Signore mi chiede”. In questo modo — ha osservato — “quel pastore senza compromessi è adesso un pastore in cammino”.

“Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita.” Questo infine è il terzo ed ultimo atteggiamento o, volendo, qualità dell’apostolo, del pastore. Chi si lascia guidare dallo Spirito, sa di non essere “il centro della storia”, né di quella “grande” né di quella “piccola”, perché sa di essere solo “un servitore”.

Perciò il Pontefice ha invitato tutti a pregare “per i pastori, per i nostri pastori, per i parroci, per i vescovi, per il Papa, perché la loro vita sia una vita senza compromessi, una vita in cammino, e una vita dove loro non si credano che sono al centro della storia e così imparino a congedarsi.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *