Bambini vittime di terrorismo. Shahrzad Houshmand (teologa musulmana): gli occhi delle donne piangono

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di M. Chiara Biagioni

Ci sono anche due bimbi di 2 e 4 anni nel bilancio dell’attacco contro un bus di cristiano-copti a Minya, in Alto Egitto. Nell’attentato di Manchester, invece, tra le 22 persone uccise, tutte giovanissime, la più piccola si chiamava Saffie Rose Roussos e aveva 8 anni. Dietro ogni figlio che muore, c’è una donna, una madre. Shahrzad Houshmand è una teologa musulmana di origine iraniana e insegna all’Università La Sapienza di Roma. È soprattutto “madre di tre figli”, dice, e poi aggiunge: “Un occhio piange per i bambini che perdono la vita nel nostro mare Mediterraneo. L’altro occhio piange per i bimbi di Manchester e di Egitto. Ogni bambino è immagine di Dio. Ogni bambino è dono e creatura di Dio”. Ricorda che proprio all’ingresso della Sala delle Nazioni, presso l’ONU a New York, c’è un brano del grande poeta persiano del XIII secolo Sa’adi: “Gli esseri umani sono membri di un tutto… Se un membro è afflitto dal dolore, Gli altri membri saranno a disagio. Se non avete compassione per il dolore umano, non potrete mantenere il nome di essere umano”.

Perché il terrorismo attacca i bambini?

I terroristi dell’Isis, come ogni forma di terrorismo nel mondo, mirano a diffondere il terrore e per farlo colpiscono ciò che di più prezioso ma anche di più fragile ha una società e cioè le donne e i bambini. Quanto accaduto in maniera evidente a Manchester e in Egitto contro i copti cristiani, purtroppo ormai da anni si sta verificando in Siria, in Iraq, Libia, Afghanistan… contro gli stessi musulmani. Sono centinaia di migliaia i bambini e le donne che vengono terrorizzati, massacrati. Di nuovo gli occhi piangono di fronte a tanto dolore vissuto.

Gli attentatori dicono di richiamarsi all’islam. Cosa dice l’islam riguardo a chi uccide i bambini?

C’è un versetto del Corano dove si legge: “Chi dà la vita ad una sola persona, è come se avesse dato la vita all’intera umanità”. E poi un altro che dice: “Chi uccide una sola persona innocente, è come se uccidesse l’intera umanità”. E’ chiarissimo ed inequivocabile il valore assoluto dell’individuo e la gravità del peccato che commette chi attenta alla vita umana. E questo valore non ha bisogno di essere interpretato. Nel capitolo 81, il Corano parla del giorno della Resurrezione, il Giorno della Giustizia, in cui il sole verrà avvolto, le stelle oscurate e le montagne si metteranno in cammino. Dopo questa scena fortemente escatologica, appare l’innocenza di una bambina uccisa che verrà interrogata sul motivo per cui è stata uccisa. Il peso enorme dell’uccisione di una bambina innocente è talmente grave che è come il movimento del cielo e delle stelle nel giorno del giudizio.

Eppure i terroristi continuano a uccidere in nome di Dio.

La violenza frutto di egoismo e superbia purtroppo accompagna la storia dell’essere umano fin dalle sue origini. Le religioni hanno accompagnato la storia educando e guidando l’essere umano all’altruismo. Mi riferisco a tutte le religioni non solo alle monoteiste – ebraismo, cristianesimo, islam – ma anche alle religioni delle tradizioni africane e dell’Asia. Questa è la linfa delle religioni: portare l’essere umano a vivere la solidarietà. Ad essere immagine di un Dio che anche il Corano presenta come un Dio che è essenzialmente pienezza di amore e misericordia. Il nome stesso di islam viene dalla radice “slm” che vuole dire pace.

Si ha l’impressione che le istituzioni fatichino molto a educare e diffondere questi principi di pace. Quale responsabilità possono assumere le donne proprio là dove le istituzioni falliscono?

Il ruolo della donna è fondamentale perché per prima è chiamata al compito essenziale dell’educazione dei propri figli. La donna è colei che porta la vita nel suo grembo. E’ l’elisir dell’accoglienza, della tenerezza, del perdono e della vita. Nel 2014 è nato in Terra Santa un bellissimo movimento che si chiama “Donne per la pace” (Women Wage Peace). Sono donne cristiane, musulmane ed ebree che hanno perso i propri figli e hanno avviato una marcia di 200 chilometri che percorrono abbracciandosi le une con le altre per dire no alla violenza del mondo. Vedo che anche Papa Francesco insiste molto sulla presenza della donna. Nella Evangelii Gaudium scrive: “Chiedo a Dio che cresca il numero di politici capaci di entrare in un autentico dialogo che si orienti efficacemente a sanare le radici profonde e non l’apparenza dei mali del nostro mondo!”. Andare alla radice: questa forma di terrorismo è una malattia che attacca le menti e i cuori dei  figli dell’umanità. Le donne possono fare molto per combatterla.

Perché la donna?

La donna essendo portatrice dentro la sua stessa carne della vita, è più capace di oltrepassare il momento della violenza e di continuare a vivere attraverso il perdono. La madre spesso perdona più facilmente di un padre. Il perdono è il nucleo essenziale per una società che vuole cambiare, essere più umana, dirigersi sui sentieri della pace.

 

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