Ospiti inglesi a Montelparo per “George” Sydney Smith

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di Giuseppe Mariucci

MONTELPARO – Il maltempo ha un po’ rovinato e fatto anticipare la commemorazione che numerosi anglo-americani, tornati a percorrere i sentieri che i loro avi fecero per salvarsi dalla persecuzione nazi-fascista degli anni 1943-1945, avevano organizzato per sabato scorso 20 maggio a Montelparo. La cerimonia, “I Sentieri di Libertà/Freedom Trails 2017” davanti alla lapide commemorativa dell’ex-prigioniero Sydney Smith (qui allora chiamato “Giorgio”), ucciso da nazifascisti nel 1944 in contrada Santa Maria in Camurano, prevista per le ore 16 è stata anticipata, con pochissimo preavviso, di oltre due ore. E’ stato arrangiato in sede improvvisata anche il previsto incontro delle ore 17.00: racconti di ex-prigionieri e famiglie ospitanti.

Anziché venire a Montelparo a piedi da Montefalcone, il gruppo decideva infatti di raggiungere Santa Maria in Camurano di Montelparo in pullman e commemorare Sidney Smith alla sua lapide!

Il ricordo, comunque, è avvenuto anche quest’anno con la partecipazione di numerosissimi inglesi. Mancavano i montelparesi che nulla potevano sapere del sostanzioso anticipo causato, appunto, dal rovinoso maltempo scatenatosi nella giornata (un loro gruppetto si è comunque recato sul posto all’ora stabilita originariamente -ore 16-  “per una visita doverosa”)!

Non mancava, però, l’ultranovantenne “contradaiolo” Luigi Franca che puntualmente era lì, sotto la pioggia, a ricordare quel “George” da lui personalmente conosciuto!

Erano qui anche: Roger Stanton, direttore della Elms WW2 che organizza tramite il socio Ian Mc Carty le camminate commemorative, Steve Sims, componente  della Monte San Martino Trust, Anne Copley, che curo’ le ricerche sulla storia di Sidney “Giorgio”, una scolaresca di San Benedetto del Tronto e 3 ragazzi, con la loro insegnante provenienti da tre scuole di Modena, Bologna e Cesena, selezionati, grazie a un progetto internazionale, dalla Monte San Martino Trust,  in collaborazione dell’”Istituto storico Parri Emilia Romagna”,

sul tema della Resistenza Civile di cui le Marche e il Fermano possono vantare una grande esperienza!

“Giorgio” fu assassinato nel punto in cui, ancora oggi, vediamo ergersi la Croce di ferro! La croce è la stessa che fu originariamente messa, alla fine del conflitto mondiale, dai contradaioli di Santa Maria in Camurano in ricordo di “Giorgio” (anche se recentemente restaurata e restituita di ogni dignità dal nostro carissimo Luigi Zaza).

Il gruppo si è poi spostato in un Bar del paese dove è stata raccontata la storia di Bob Hill, l’australiano salvatosi grazie alla famiglia di Giovanni Antodicola.

Da qui sono stati accompagnati dal Sindaco, per una breve visita, nel museo dei mestieri ambulanti in bicicletta.

Alle 15, 30 erano già tutti alla volta di Servigliano!

A questo punto necessita, però, un racconto di storia recente del sacrario!

 

“Giustizia e liberta’, ecco perche’ sono morti ecco perche’ vivono ancora!”

Montelparo ha ora il suo sacrario, il suo luogo di pellegrinaggio!

Con queste parole, Cristina Franca concluse un suo servizio in occasione della cerimonia che, il 10 maggio 2014, nella Contrada di Santa Maria in Camurano di  Montelparo, a poche centinaia di metri dall’omonimo Santuario Agreste, fu organizzata  per quella occasione speciale che vide inaugurare  la lapide commemorativa in ricordo di Sidney Seymour Smith qui ricordato, appunto, come “Giorgio”!

Tutto nacque grazie alla ricerca predisposta dal “Freedom Trail” nel mese di settembre 2013, quando i camminatori britannici si imbatterono, in questa contrada montelparese, in una piccola croce di ferro che  segnalava il punto in cui un certo “Giorgio” era stato assassinato. Anne Copley, che è un membro del WW11 fuga Lines Memorial Society, nonché di MSMT, raccolse la sfida di indagare ulteriormente. Con il prezioso aiuto di Dennis Hill dell’Indiana e del ricercatore britannico Brian Sims, tutta la storia è stata svelata. Parallelamente Roger Stanton, regista di Elms, stava lavorando anch’egli sulla storia.

Da allora fu tutto chiaro: “Giorgio” era in realtà Signalman Sidney Seymour Smith, catturato alla caduta di Tobruk e imprigionato a Camp 53 di Sforzacosta (Mc). Fuggito da quel campo, dal novembre 1943 si era nascosto nella casa della famiglia Mazzoni, appena fuori Montelparo. Il “file” crimini di guerra presso i National Archives contiene dichiarazioni testimoniali (tra gli altri) delle famiglie Mazzoni e Viozzi. Da queste ricerche la storia del suo assassinio, da parte delle SS, ebbe il chiarimento che meritava.

Sidney veniva da Old Kilpatrick, vicino a Glasgow. Ragazzo intelligente e studioso. Si laureò in geografia e filosofia presso l’Università di Glasgow.

Le autorità di Montelparo sul lato opposto della strada dove era stata posta la vecchia croce di ferro, con grande sensibilità, hanno fatto istallare una lapide con una targa che dà brevi, ma esplicativi dettagli, degli eventi che si svolsero in questo luogo il 21 marzo 1944.

Qui, nella Contrada, i pochissimi testimoni ancora in vita, hanno ancora questo ricordo di “Giorgio” che vogliamo tramandare:

“Era cordiale e gentile, sempre sorridente. Eravamo molto affezionati a lui anche per il comportamento delicato e filiale. Egli parlava  molto bene l’italiano e passava molto tempo della giornata a leggere per noi che non lo sapevamo fare! Scelse Lui stesso, per la sua clandestinità, il nome di “Giorgio”.

La fine di “Giorgio” iniziò quando due tedeschi, informati da un’infida spiata, si recarono alla fattoria dove Sidney si trovava e lo portarono via. Si fermarono presso un agricoltore che si trovava nelle vicinanze, per chiedere acqua. Fu portata loro una brocca. “Giorgio”, dopo aver fatto un paio di sorsi, si girò improvvisamente colpendo in testa uno dei suoi rapitori. Ne seguì una colluttazione nella quale, purtroppo, Sidney ebbe la peggio. Lo condussero sulla strada che porta a Montelparo. Nessuno vide quello successe dopo, ma secondo alcuni “si dice”, essi furono raggiunti da altri tedeschi (probabilmente dal Brandenberg Divisione SS). Nel sentire che “Giorgio” aveva attaccato uno dei suoi carcerieri, cominciarono a picchiarlo. Quando cadde a terra, sopraffatto, gli spararono diverse volte e il suo corpo fu lasciato sulla strada.     Alcuni contradaioli, di passaggio sul posto qualche ora più tardi, trovarono il corpo di “Giorgio”, oramai esanime, in una pozza di sangue.

Egli fu sepolto nel cimitero di Montelparo. Qui ancora ricordano con emozione che tutti gli scolari di Montelparo seguirono la processione fino al cimitero! Come ricordano che le famiglie che lo fecero nascondere ebbero la fortuna di sfuggire al destino di chi aveva avuto il torto di aiutare e assistere i prigionieri di guerra alleati: l’incendio delle loro case e annessi!

Il corpo fu trasferito, in seguito, nel cimitero di guerra Inglese di Coriano, in Romagna, dove riposano 1946 caduti.

Nel 2014, in occasione del 70° anniversario dell’accaduto, è stato inaugurato, appunto, il monumento con lapide inserita nella scarpata della strada che da Santa Maria in Camurano conduce a Montelparo proprio di fronte alla Croce che segnala il luogo esatto dell’assassinio!

Per l’occasione Geoff Cofano, presidente della Elms, lesse una lettera di Keith Brown, MSP, Ministro dei Trasporti e veterano del governo scozzese, dichiarando la sua soddisfazione per il fatto che il soldato di Glasgow fosse stato onorato a Montelparo in maniera così commovente e che i legami tra Italia e Scozia, erano stati in questo modo rafforzati. Disse anche che la cosa più struggente era stata che la sua memoria fosse stata tenuta in vita propri da quegli italiani con cui condivise, in fondo, solo un breve periodo della sua vita.

Il testo sulla targa, in versione italiana, dice:

“In questo luogo il 21 Marzo 1944  2.372.205 Signalman Sidney Seymour Smith, il Royal Corps of Signals, 34 anni, conosciuto come “Giorgio”, fu assassinato dai nazifascisti. Era stato accolto dalla famiglia di Giuseppe Mazzoni dal novembre 1943 fino alla sua morte. Questa lapide è per commemorare lui, i PdG alleati fuggitivi che attraversarono l’Italia nel 1943-1944, e gli italiani che, nonostante il pericolo e il sacrificio, li accolsero, nutrirono e vestirono. I vostri figli e nipoti onorano la Vostra memoria”.

E, come al solito in questi casi, preziosissima è stata la collaborazione di Cristina Franca per foto, notizie e accoglienza agli ospiti inglesi!

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