L’eredità del card. Bagnasco: missione della Chiesa, giovani, famiglia, poveri, sofferenti e sacerdoti

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di M. Michela Nicolais

“Insieme abbiamo camminato e parlato alle nostre comunità e al Paese”. “Noi, insieme, continueremo a dire con umile audacia: debole è la nostra voce, ma fa eco a quella dei secoli”. Il bilancio di un decennio alla guida della Chiesa italiana sta in queste due frasi, pronunciate all’inizio e alla fine della prolusione con cui il cardinale Angelo Bagnasco ha aperto la seconda giornata dell’Assemblea dei vescovi italiani, in corso in Vaticano. Parola chiave: la prossimità alla gente. Numerosi gli applausi che hanno scandito la lettura della prolusione: per il ricordo del cardinale Attilio Nicora, recentemente scomparso, per le parole di stima verso i giovani e per quelle finali di gratitudine per i sacerdoti, con i vescovi in piedi ad applaudirlo e lui che non riusciva a finire di leggere per la commozione. L’ultima prolusione in qualità di presidente della Cei – pronunciata subito prima dell’elezione della terna di nomi da consegnare al Papa per la scelta del suo successore – diventa così l’occasione per fare un bilancio del decennio, rivolgendosi direttamente alle famiglie, ai giovani, ai poveri, ai migranti, ai sacerdoti.

“La vicinanza alle persone ci ha permesso di conoscerne la vita reale e di dar voce a speranze, preoccupazioni e dolori del popolo”, dice il cardinale spiegando il senso della prossimità come cifra dello stile pastorale della Chiesa italiana. Una prossimità che ha consentito perfino di anticipare gli eventi, come quando nel 2007 i “pacchi viveri” diventavano già il segnale della grande crisi.

Dopo la segnalazione dell’emergenza educativa, rilanciata nel Convegno di Firenze, Bagnasco traccia un ritratto dei vescovi sempre attenti alle dinamiche delle nostre comunità e del vivere sociale e denuncia la metamorfosi antropologica sempre più grave, che mette a rischio la sopravvivenza del nostro Continente grazie al prevalere dell’“io” sul “noi”.

In tutta Europa, inoltre, è presente un marcato populismo, interprete di una democrazia solo apparente, ma che “non può essere snobbato con sufficienza: va considerato con intelligenza, se non altro perché raccoglie sentimenti diffusi che non nascono sempre da preconcetti, ma da disagi reali e, a volte, pure gravi”.

“Non è possibile che le politiche familiari siano sempre nel segno di piccoli rimedi, quando sono necessarie cure radicali”. Come ha fatto a più riprese in questo decennio, Bagnasco stigmatizza ancora una volta la caduta libera della demografia, primo problema dell’Italia insieme al dramma della disoccupazione. Tempi così nuovi e così drammatici richiedono nuove soluzioni per “non arrendersi alle logiche inique di un’economia scivolata nella finanza”.

Con le Settimane Sociali, annuncia il cardinale riferendosi all’appuntamento in programma a fine ottobre a Cagliari, la Chiesa italiana ha individuato più di 300 buone pratiche in materia di lavoro, da cui sta nascendo una nuova proposta per l’Italia e per l’Europa.

“Sollecitare le nostre comunità affinché facciano spazio ai ragazzi e ai giovani”.

È lo scopo di questa Assemblea, spiega Bagnasco: bisogna favorire un ponte tra generazioni. Poi il cardinale si rivolge direttamente ai giovani, ricevendo gli applausi dei suoi confratelli: “È voce, la nostra, che resta spesso inascoltata, ma noi continueremo a parlare. Ricordate: la Chiesa vi è vicina e vi vuole bene, vuole il vostro bene”.

Parole di ammirazione e di affetto anche per la famiglia, e la consegna: “Siate la risposta concreta e alternativa all’individualismo radicale che respiriamo, e che spinge a vivere isolati gli uni dagli altri in nome di una autonomia che ci distrugge”. Le famiglie, sul piano sociale – si sentono abbandonate, il grido d’allarme, insieme a quello nei confronti delle derive antropologiche: “Sono urgenti politiche familiari consistenti nelle risorse e semplici nelle condizioni e nelle regole. Non sostenere la famiglia è suicida”.

Altro appello, quello per il sostegno alla scuola paritaria, puntualmente messo in discussione da un pregiudizio ideologico: cadono i muri nella laica Europa, mentre in Italia sembra non valere nemmeno il criterio dell’investimento, che consente allo Stato di risparmiare ogni anno ben 6 miliardi di euro.

In questi lunghissimi e duri anni di crisi, la povertà è cresciuta, insieme alle disuguaglianze e alla disoccupazione. Bagnasco si rivolge direttamente ai poveri per ricordare la lunga e consolidata tradizione di presenza e di intervento per aiutare a fronteggiare la crisi, a partire dalle “reti virtuose” delle parrocchie, delle associazioni, dei volontari, attraverso le Caritas, gli Uffici per i migranti, la pastorale del lavoro e della salute, i volontari. Ai migranti, altri interlocutori diretti della prolusione, è rivolta la campagna “Liberi di partire, liberi di restare”.“Noi apparteniamo a voi come voi appartenete a noi”.

Sono le parole di gratitudine e di affetto, dedicate ai sacerdoti, con cui il cardinale apre l’ultima parte dell’ultima sua prolusione da presidente della Cei. Ancora una volta, la prossimità: “Continuate a starci vicini, così come noi desideriamo con voi, e aiutateci ad esservi padri e pastori”. Nonostante l’uomo occidentale, confuso e smarrito, e la sua coscienza distratta, “è l’alba del risveglio”, la tesi del cardinale.
“Concludo questi dieci anni con un profondo e commosso ringraziamento a ciascuno di voi: abbiamo camminato insieme, arricchendoci vicendevolmente”, il congedo: “Sempre più uniti, abbiamo compiuto la traversata a cui l’ora ci chiamava”.

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