Lavoro giovanile: una questione di giustizia intergenerazionale

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ZENIT / di Anne Kurian

Nel contesto della nuova rivoluzione tecnologica, papa Francesco ha espresso sabato 20 maggio 2017 la sua preoccupazione per il “grave” problema della disoccupazione giovanile e degli adulti che non dispongono di mezzi tecnologici adeguati.

“E’ un problema che ha assunto proporzioni veramente drammatiche” e che quindi va “affrontato per un senso di giustizia tra le generazioni e di responsabilità per il futuro”, ha sottolineato Francesco, rivolgendosi ai partecipanti all’Incontro promosso dalla Fondazione “Centesimus Annus – Pro Pontifice”, ricevuti in udienza in Vaticano.

Il tema del convegno, svoltosi dal 18 al 20 maggio nell’Aula Nuova del Sinodo, era “Alternative costruttive in una fase di sconvolgimenti globali. Occupazione e dignità dell’individuo nell’era digitale – Incentivi alla solidarietà e alla virtù civica”.

Nel corso dell’Udienza il Papa ha incoraggiato i più di 300 congressisti provenienti da più di 18 Paesi del mondo a “sviluppare modelli di crescita economica centrati sulla dignità, sulla libertà e la creatività, che sono caratteristiche peculiari della persona umana”, invitandoli a promuovere un “cambiamento di atteggiamento, di opinioni e di stile di vita che è essenziale per costruire un mondo più giusto, libero e in armonia.”

Come ha ricordato il Papa, la realizzazione di questo obiettivo “richiede di ascoltare i poveri e la loro quotidiana esperienza di privazioni molteplici e sovrapposte” e avviare processi “nei quali i poveri siano i protagonisti principali e i beneficiari”. (pdm)

Offriamo di seguito il testo completo del discorso del Pontefice.

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Cari amici,

vi dò un cordiale benvenuto in occasione della Conferenza Internazionale della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice. Ringrazio il Presidente, Signor Domingo Sugranyes Bickel, per le sue gentili espressioni di saluto a vostro nome. Esprimo il mio apprezzamento per i vostri sforzi nel cercare modi alternativi di comprensione dell’economia, dello sviluppo e del commercio, per rispondere alle sfide etiche poste dall’imporsi di nuovi paradigmi e forme di potere derivate dalla tecnologia, dalla cultura dello spreco e da stili di vita che ignorano i poveri e disprezzano i deboli (cfr Enc. Laudato si’, 16).

Molte persone si impegnano per unire la famiglia umana nella comune ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare (cfr ibid., 13). La vostra Fondazione offre anche un prezioso contributo precisamente nel considerare le attività commerciali e quelle finanziarie alla luce della ricca tradizione della dottrina sociale della Chiesa e di una intelligente ricerca di alternative costruttive. Sulla base della vostra competenza ed esperienza, e in cooperazione con altre persone di buona volontà, vi siete impegnati a sviluppare modelli di crescita economica centrati sulla dignità, sulla libertà e la creatività, che sono caratteristiche peculiari della persona umana.

La vostra Dichiarazione di quest’anno nota giustamente che la lotta contro la povertà esige una migliore comprensione di essa come fenomeno umano e non meramente economico. Promuovere lo sviluppo umano integrale richiede dialogo e coinvolgimento con i bisogni e le aspirazioni della gente, richiede di ascoltare i poveri e la loro quotidiana esperienza di privazioni molteplici e sovrapposte, escogitando specifiche risposte a situazioni concrete. Ciò richiede di dar vita, all’interno delle comunità e tra le comunità e il mondo degli affari, a strutture di mediazione capaci di mettere insieme persone e risorse, iniziando processi nei quali i poveri siano i protagonisti principali e i beneficiari. Un tale approccio all’attività economica, basato sulla persona, incoraggerà l’iniziativa e la creatività, lo spirito imprenditoriale e le comunità di lavoro e d’impresa, e in tal modo favorirà l’inclusione sociale e la crescita di una cultura di solidarietà efficace.

In questi giorni avete posto particolare attenzione alla questione cruciale della creazione di lavoro nel contesto della nuova rivoluzione tecnologica in atto. Come non potremmo essere preoccupati per il grave problema della disoccupazione dei giovani e degli adulti che non dispongono dei mezzi per “promuovere” sé stessi? E questo è arrivato a un livello molto grave, molto grave. E’ un problema che ha assunto proporzioni veramente drammatiche sia nei Paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo e che chiede di essere affrontato per un senso di giustizia tra le generazioni e di responsabilità per il futuro. In modo analogo, gli sforzi per affrontare l’insieme delle questioni connesse alla crescita delle nuove tecnologie, alla trasformazione dei mercati e alle legittime aspirazioni dei lavoratori devono prendere in considerazione non solo gli individui ma anche le famiglie. Questa, come sapete, è stata una preoccupazione espressa dalle recenti Assemblee sinodali sulla famiglia, che hanno rilevato come l’incertezza nelle condizioni lavorative spesso finisce per aumentare la pressione e i problemi della famiglia ed ha un effetto sulla capacità della famiglia di partecipare fruttuosamente alla vita della società (cfr Esort. ap. postsin. Amoris Laetitia, 44).

Cari amici, vi incoraggio, incoraggio i vostri sforzi per portare la luce del Vangelo e la ricchezza della dottrina sociale della Chiesa su queste pressanti questioni contribuendo a un dibattito informato, al dialogo e alla ricerca, ma anche impegnandovi in quel cambiamento di atteggiamento, di opinioni e di stile di vita che è essenziale per costruire un mondo più giusto, libero e in armonia.

Nel formulare il mio auspicio e il mio augurio per la fecondità del vostro lavoro, invoco la benedizione di Dio su di voi, sulle vostre famiglie e sui membri della vostra Fondazione.

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