A Monte Urano il convegno sulla Statua di San Michele Arcangelo: la sintesi

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Di Giuseppe Mariucci

MONTE URANO – La Dottoressa Letizia Ferracuti, Archivista parrocchiale della Parrocchia di San Michele Arcangelo di Montelparo, in un convegno organizzato dall’Associazione L’Alveare di Monte Urano, ha tenuto una relazione circa la statua lignea del protettore di quella città: anche in questo caso, come per Montelparo, “San Michele Arcangelo”!

L’Associazione L’Alveare, in collaborazione con il Comitato Festeggiamenti San Michele Arcangelo di Monte Urano, ha, infatti, organizzato un incontro dal titolo “Iconografia di San Michele – La statua lignea di San Michele”.

Per la prima volta in assoluto, a Monte Urano, si è parlato dell’iconografia di San Michele!

La Dottoressa Ferracuti, studiosa del Santo soprattutto nel territorio piceno, nell’incontro svoltosi sabato 6 maggio presso la sala riunioni del Palazzo Comunale di Monte Urano, ha tenuto la sua conferenza anche per alcune classi delle scuole medie e quinta elementare.

Nel tavolo riservato ai relatori aveva, alla sua sinistra, il vice-parroco della Parrocchia di San Michele Arcangelo di Montelparo padre Giovanni Mazzoni.

A proposito di Padre Giovanni Mazzoni c’è da rilevare che egli ha introdotto il culto di San Michele Arcangelo in quel di Schifanoia a pochi passi dal Santuario della Madonna del Ponte di Narni Scalo dove è stato parroco per molti decenni! Qui si trova, infatti, la Chiesa di S. Michele Arcangelo (XI secolo), in stile romanico. Secondo le leggende locali, il nome deriverebbe dalla sosta di San Michele Arcangelo fatta in quei luoghi.

Anche per questo, padre Giovanni ha donato a Don Luigi Mancini, parroco di Monte Urano, l’inno Umbro di San Michele Arcangelo.

Quello che segue, in sintesi, è il contenuto dell’intervento di Letizia Ferracuti:

“L’immagine di San Michele Arcangelo, sia per il culto sia per l’iconografia, ha numerose fonti iconologiche: nell’Antico Testamento, nei Vangeli, nei Vangeli apocrifi e nel Corano. Comunemente è rappresentato alato in armatura con la spada o lancia con cui sconfigge il demonio, spesso nelle sembianze di drago. È il comandante delle milizie celesti contro gli angeli ribelli del diavolo, che sono precipitati a terra. L’Arcangelo Michele (nome che deriva dall’espressione Mi-Ka-El  tradotto in “chi è come Dio?”) si dice che sia l’angelo serafico che istruisce Adamo nell’Eden. Ha di solito in mano una bilancia con cui pesa le anime, psicostasia, particolare che deriva dalla tradizione babilonese, a sua volta derivante dalla mitologia egizia e persiana; in particolare dal dio egiziano Anubi.

La sua immagine attraverso la Grecia muta e si trasforma, grazie alla “strapopolare” figura mitologica della Nike o Vittoria alata; fino ad arrivare presso i lidi italici quando alle ali della Nike, si mischiarono i culti delle divinità romane in particolare quella dell’Ercole italico.

L’Ercole era la divinità romana privilegiata nell’Italia centro meridionale.

Nel V secolo d.C. dopo la diffusione, in questi luoghi, del cristianesimo, grazie alla ricerca di legittimazione del nuovo culto, per quel fenomeno chiamato sincretismo (fusione di dottrine di origine diversa, sia nella sfera delle credenze religiose sia in quella filosofica), la sovrapposizione tra il San Michele Arcangelo e l’Ercole fu inevitabile. Alla clava ercolina si sostituì la spada o la lancia, alla Leontè, il mantello dell’Arcangelo, Ercole uccideva i mostri e chi è per un cristiano l’essere più mostruoso di tutti se non il demonio?

Nella devozione popolare, infatti, l’Arcangelo è rappresentato come un giovane guerriero, uccisore del dragone, simbolo delle forze del male.

In sostanza dunque anch’egli era un eroe, come l’Ercole precristiano. La strettissima analogia iconografica che collega le due divinità dimostra come nella religiosità popolare italica, ma come vedremo soprattutto pugliese e abruzzese e delle Marche meridionali, il culto di Ercole si sia conservato pressoché intatto, semplicemente subentrando nella nuova religione e trasferendo sull’Arcangelo Michele gli attributi propri della divinità precedente.

Tenendo conto, anche e non solo, che il culto micaelico si diffuse in maniera epocale nel VI secolo d.C., dopo la vittoria dei Longobardi sui Saraceni a Liponto, attraverso vari esempi iconografici, porto, questo è il mio intento, nuove considerazioni ed ipotesi storiche artistiche sulla statua lignea di San Michele Arcangelo di Monte Urano conservata, a oggi nella chiesa inagibile di San Michele Arcangelo.

La statua di San Michele Arcangelo di Monte Urano è databile, per stile, alla seconda metà del Settecento. È di scuola napoletana ed è stata ridipinta molte volte. La pittura originaria è visibile solo nelle braccia e nelle gambe”.

 

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