Di fronte a violenza e crudeltà, il Papa invita i giovani a non rassegnarsi

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Zenit / di Anne Kurian

Di fronte alla “violenza” e alla “crudeltà”, mai rassegnarsi. Lo ha sottolineato papa Francesco sabato 6 maggio ricevendo in udienza nell’Aula “Paolo VI” in Vaticano 7.000 studenti partecipanti ad un incontro promosso dal Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani. Nel suo discorso a braccio, il Pontefice ha incoraggiato i giovani alla “mitezza”, alla “creatività” e a non sparlare degli altri.

Dopo il suo arrivo nell’aula, quattro giovani hanno rivolto altrettante domande al Pontefice, non celando le loro preoccupazioni riguardo al mondo attuale. “Santo Padre, perché è così difficile imparare ad amare?”, gli ha chiesto una giovane ragazza. “Ci sono tante guerre nel mondo… cosa bisogna fare per fermarle”, ha chiesto poi un giovane. E come bisogna rispondere alla violenza generalizzata, ha chiesto un terzo. Mentre una quarta giovane ha toccato il tema dell’inquinamento ambientale, un educatore ha chiesto dei consigli per educare i giovani alla pace.

No alla rassegnazione

Rispondendo per 45 minuti alle domande, il Papa ha denunciato in particolare l’odierna “cultura della distruzione”. “Si distrugge tanto”, ha osservato il Papa. “Oggi c’è tanta crudeltà, la vediamo tutti i giorni in tv… bambini affamati, magri…”

“Il mondo è in guerra”, ha proseguito, mentre ha criticato duramente l’espressione “Madre di tutte le bombe” usata per indicare la superbomba MOAB (“Massive Ordnance Air Blast Bomb”) sganciata dagli USA su un sistema di tunnel dell’ISIS in Afghanistan. “Ma guarda, la mamma dà vita! E questa dà morte! E diciamo ‘mamma’ a quell’apparecchio?”, ha esclamato il Papa, che ha spiegato di essersi vergognato del nome dell’ordigno.

“Dio ci ha creati per costruire, per dare la vita, per fare comunità, per vivere in pace”, ha sottolineato papa Francesco, che ha ripetutamente chiesto che cosa stia succedendo.

Allo stesso tempo il vescovo di Roma ha invitato i giovani a guardare alle “numerose persone che danno la loro vita per gli altri”, che “cercano di fare del bene agli altri”. “Questo non si vede”, ha osservato Francesco. “Ci sono tante buone cose nel mondo”, ha aggiunto.

Quindi non occorre rassegnarsi. “‘Rassegnazione’ è una parola vietata, mai!”, ha detto. “Bisogna andare avanti con creatività!”

Reimparare la mitezza

Nel suo discorso, che è stato ripetutamente interrotto dagli applausi, il Papa ha messo in guardia contro “la violenza della lingua, gli insulti, le chiacchiere, le calunnie”. “Se hai voglia di dire una chiacchiera, morditi la lingua”, ha detto Francesco, che ha parlato persino di “terrorismo delle chiacchiere”. “L’uomo o la donna che dominano la lingua sono perfetti ma è tanto difficile”, ha aggiunto.

Bisogna invece “essere miti, avere un atteggiamento di mitezza”. Questo non significa “essere stupidi”, ma “dire le cose in pace, con tranquillità, senza ferire, cercare il modo di dirle che non ferisca”. Si tratta di ascoltare gli altri, lasciando loro finire le frasi, e di discutere pacificamente se non si è d’accordo, ha detto il Papa, che ha lanciato una frecciatina ai partecipanti al recente dibattito televisivo prima del ballottaggio in Francia, Marine Le Pen ed Emmanuel Macron.

“La mitezza è una delle virtù che dobbiamo reimparare”, ha detto Francesco, che si è dichiarato preoccupato per il basso livello dell’educazione attuale e ha invitato tutti a rifare il patto educativo tra famiglia e società, “al servizio del ragazzo perché cresca bene”.

Lo sfruttamento, peccato mortale

Il Papa ha affrontato anche la crisi ambientale, esprimendo la sua preoccupazione per la plastica che galleggia nel Mediterraneo, i pesticidi presenti negli alimenti e le altre forme di inquinamento. “Stiamo distruggendo il regalo più prezioso che ci ha dato Dio: il Creato”, ha constatato, invitando la comunità internazionale a non perdersi nelle parole ma ad impegnarsi per combattere il cambiamento climatico.

Francesco ha denunciato anche lo sfruttamento lavorativo, il precariato. “‘Ma Padre, questo sarà là, in quel continente lontano o in quel Paese lontano!’. Qui! Qui, in Europa! Qui! Qui, in Italia! Qui! Si sfruttano le persone quando vengono pagate in nero, quando ti fanno il contratto di lavoro da settembre a maggio, poi due mesi senza e così non c’è continuità, e poi ricomincia a settembre”, ha sottolineato. “Questo si chiama distruzione, questo si chiama – noi cattolici lo chiamiamo peccato mortale, lo sfruttamento”, ha aggiunto il Papa, che nel suo discorso ha avuto anche parole dure nei confronti dei trafficanti di armi e di droga.

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