San Benedetto, SS. Annunziata, semplici bravate da ragazzi o veri e propri atti di vandalismo?

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Di Laura Curzi

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Da poco è trascorsa la settimana santa e riprese le consuete attività educative, con gran rammarico e dispiacere ci siamo accorti che qualcuno si è “divertito” a distruggere una piccola opera realizzata ad inizio anno dai ragazzi del noviziato del gruppo Scout San Benedetto del Tronto 1.

La nostra parrocchia è dedicata alla SS. Annunziata pertanto (come potete vedere dalle foto) si trattava di un semplice angolo per fermarsi a pregare, un treppiedi posto nel giardino con una Madonnina, realizzato nel più semplice stile scout con pali e corde. Ha resistito alle intemperie ed anche ai roditori che dal basso hanno rosicchiato le corde precedentemente, ben presto però risistemate.

Purtroppo non ha resistito all’azione vandalica di un paio di ragazzi di 12, 13 anni circa, i quali con un accendino hanno tagliato le corde che sostenevano la base di legno e dalla quale non hanno potuto staccare completamente la statua, in quanto ben saldata con viti.

Hanno però dato prova della loro “prodezzastaccando mani e testa, portando con loro a scuola la prova della loro azione incivile. Sebbene questo possa averli riempiti di orgoglio o di chissà quale soddisfazione, per la maggior parte dei ragazzi, che hanno la fortuna di vivere un cammino comunitario ci crescita con gli scout, hanno soltanto compiuto una stupida azione di sfregio.

Personalmente, come educatrice ci tengo a mettere in evidenza l’accaduto, affinchè tutti possiamo renderci conto che il gesto è sì sbagliato ma è inutile condannare ragazzi che non hanno alcun punto di riferimento educativo. Non si tratta di un’ipotesi ma della certezza che dietro loro e molti altri ragazzi non ci sono adulti capaci di educare ad una cittadinanza sana. Le famiglie in questo hanno la loro maggiore responsabilità.

Scopo dello scoutismo è da più di 100 anni quello di educare le giovani generazioni, sin da piccoli perché Baden Powell ricordava già ai suoi tempi come i giovani cominciassero a deviare il loro cammino in tenera età. Educare ad essere buoni cittadini e buoni cristiani non è solo prerogativa di una singola associazione ma di ogni singola persona.

Quante volte hai girato lo sguardo per non vedere uno sgarbo? Quante volte hai rinunciato ad un rimprovero, a segnalare situazioni pericolose nel tuo quartiere? Potremmo stare qui a fare un lungo elenco di rimproveri ai nostri giovani ma il fatto certo è che molti adulti hanno perso la fiducia in loro, convinti che non avranno futuro.

Solo la testimonianza attiva, concreta di adulti impegnati nella loro vita a viverla in pienezza con gioia e umanità, con serenità anche di fronte alle grandi difficoltà, facendosi compagni di viaggio delle nuove generazioni, allora saranno visibili e credibili i cambiamenti sociali che tutti speriamo di vedere, ma in cui spesso non vogliamo essere coinvolti e sporcarci le mani.

Ecco perché non condanno questi giovani ma invito tutta la comunità cristiana e non, a collaborare e trovare modi e luoghi di dialogo diversi e nuovi per raggiungere i giovani più lontani, affinchè si appassionino alla vita, al dono più grande che hanno ricevuto prima di perdersi nel buio delle trasgressioni.

 

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