Azione cattolica: “la missione è il nostro impegno. L’Evangelii gaudium la nostra ‘magna charta’”

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Giovanna Pasqualin Traversa

“L’Azione cattolica è un’esperienza viva che vuole stare al servizio di tutti, nella Chiesa e nella società, con uno sguardo speciale sui più emarginati, quelli che vengono considerati scarti. Per noi la missione non è un impegno fra gli altri: è l’impegno con la i maiuscola”. In un’intervista al Sir, l’argentino Emilio Inzaurraga, coordinatore del segretariato del Forum internazionale di Azione cattolica (Fiac) che il 27 aprile promuove il II Congresso internazionale nell’Aula del Sinodo in Vaticano al quale interverrà anche Papa Francesco, sintetizza le linee operative e la mission dell’associazione laicale radicata attraverso diverse realtà nazionali in tutto il mondo.

“La nostra ‘magna charta’ è l’ Evangelii gaudium”, esordisce Inzaurraga che abbiamo incontrato alla Domus Mariae a Roma, alla vigilia del congresso internazionale che ha come tema “Azione cattolica è missione con tutti e per tutti” ed è promosso in collaborazione con il Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. Una “Chiesa in uscita” chiede il Pontefice nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium, e “Ac en salida” è la risposta dell’associazione. Rilanciando l’impegno per la

formazione di un “laicato maturo, corresponsabile, impegnato apostolicamente in tutti gli ambiti della società”,

assicura il coordinatore del Fiac, organismo nato nel 1987 e composto oggi da 28 Paesi membri e da circa 40 Paesi osservatori dei cinque continenti e coordinato da un segretariato di cinque membri guidato, appunto, da Inzaurraga.

Questa rete internazionale, diffusa in modo capillare soprattutto in America del sud, Africa, Europa dell’est, vede diversi Paesi caratterizzati da una Chiesa ancora vivace, ma con connotati fortemente clericali, e un laicato “debole”. “Sì – conferma Inzaurraga -. Compito dell’Azione cattolica è aiutare il laico ad ‘assumere’ la vocazione che gli è propria all’interno della Chiesa e della società. Un tema centrale dell’ecclesiologia moderna è che

tutti siamo discepoli missionari, tutti responsabili della missione.

Tuttavia il troppo clericalismo frena l’espressione e il dinamismo della vocazione laicale. Non a caso sono soprattutto due i pericoli dai quali Papa Francesco mette in guardia i laici: la mondanità, ossia il rischio di mimetizzarsi nel mondo, e il clericalismo che impedisce la crescita del laicato. La proposta di Ac è allora quella di formare un laicato maturo e impegnato in tutti gli ambiti della società: famiglia, scuola, lavoro, economia, politica, tempo libero”. Il Papa, prosegue Inzaurraga, ci propone il modello di una Chiesa “santo popolo di Dio, madre con il cuore aperto, ospedale da campo”. Di qui l’impegno dell’Azione cattolica come “spazio di formazione partendo dal livello parrocchiale e diocesano; anzi come

spazio di motivazione e di guarigione per far maturare la fede e il servizio nei confronti di tutti i fratelli, specialmente quelli che soffrono, e aiutarli a recuperare la loro dignità”.

Ed è la fede ad invitarci a “uscire da noi stessi per andare tra la gente con uno sguardo speciale sui più emarginati, gli scarti della società”.

Per Inzaurraga,

l’impegno “è la missione nel quotidiano” coniugata con la “promozione umana a 360 gradi”,

quello che Papa Francesco nel suo discorso ai partecipanti all’Incontro mondiale dei movimenti popolari, nell’ottobre 2014 in Vaticano, ha sintetizzato in tre “t”: “tierra, techo y trabajo”. Questa la sfida per l’Ac di oggi nell’orizzonte della crisi di migranti e rifugiati, delle guerre e violenze che insanguinano il mondo, delle ingiustizie e della povertà. “In Argentina – spiega – l’Azione cattolica sta lavorando per l’accoglienza. Finora sono state accolte 40 famiglie di profughi siriani. In Burundi, di fronte alla violenza quotidiana, l’associazione sta costruendo percorsi di formazione per seminare, soprattutto nei giovani che saranno il futuro del Paese, semi di giustizia e di pace”.

Il 27 aprile, alla vigilia della sua partenza per l’Egitto, Papa Francesco interverrà nell’Aula del Sinodo al Congresso del Fiac e una famiglia di Betlemme gli insegnerà il segno della croce in arabo. “Così il Papa sarà più preparato per la sua visita”, affermano i bambini Antonio e Lea, che con i loro genitori Vincenzo e Carol Bellomo, rappresentanti della Terra Santa, partecipano al Congresso. La famiglia Bellomo, insieme ad alcuni laici dell’Azione cattolica di Lampedusa e della repubblica centroafricana – anticipa Inzaurraga – “darà una breve testimonianza prima del discorso del Santo Padre”. “Alla vigilia del suo delicato e complesso viaggio – aggiunge – gli esprimeremo il nostro affetto filiale e gli confermeremo l’impegno ad assumere come guida i tre grandi documenti del suo pontificato: non solo Evangelii gaudium ma anche Laudato si’ e Amoris laetitia”.

Al Congresso internazionale (oltre 300 partecipanti da 52 Paesi del mondo) seguirà venerdì 28 la VII Assemblea elettiva chiamata a eleggere i componenti del nuovo segretariato Fiac oggi composto da Argentina, Burundi, Italia, Romania, Spagna. Nel pomeriggio del 28 si aprirà la XVI Assemblea nazionale dell’Azione cattolica italiana (28 aprile – 1° maggio) che culminerà il 30 aprile con una festa in piazza San Pietro con il Papa, che darà il via alle celebrazioni dei 150 anni di fondazione dell’Ac.

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