“I libri? Lo specchio della nostra cultura”

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Di Gianni Borsa

Se potesse lanciare un messaggio ai lettori italiani cosa direbbe? “Il messaggio lo invierei ai non-lettori, che in Italia sono davvero tanti. E direi loro: leggete i libri! Attraverso la lettura si cresce, si forma la coscienza critica, si affronta la vita in modo più consapevole. Ci si migliora e migliorano le relazioni con le persone attorno e con la propria comunità”. Federico Motta, milanese, terza generazione di editori (Gruppo Editoriale Motta), risponde così al Sir che gli chiede un bilancio di “Tempo di libri”, fiera dell’editoria svoltasi a Milano dal 19 al 23 aprile, con un buon riscontro di pubblico e di operatori del settore. Motta dal 2015 è presidente dell’Associazione italiana editori (Aie), che aveva già presieduto dal 1997 al 2009. In passato è stato anche membro della giunta di Confindustria.

Numeri, sorprese, differenze. Nel corso dell’evento milanese sono stati presentati diversi report, curati dall’Ufficio studi di Aie, con risultati spesso sorprendenti. Ne emerge un settore che nel 2016 ha registrato un timido incremento (+0,3%) rispetto all’anno precedente, benché il trend negativo corrisponde a un’onda lunga. Per quanto riguarda le tipologie di libri, “nel 2017 il mercato italiano (esclusa la grande distribuzione) è segnato – si legge fra l’altro – dalla fiction (38,4% a copie) e dai libri per bambini e ragazzi (22,8% sempre a copie). Insieme intercettano oltre metà del mercato, sia a valore che a copie, e sono in crescita rispetto al 2016”.“Per continuare a invertire la tendenza – commenta Motta – che a lungo ci ha tenuto in territorio negativo è importante ricordare la centralità che hanno i libri nella nostra cultura, per tutte le fasce d’età”.Ma i numeri interrogano. Ad esempio Aie rende noto che “sono circa 33 milioni (dati 2016) le persone con più di 6 anni che non hanno letto nemmeno un libro di carta in un anno”. Peraltro gli e-book intervengono solo per il 7% del mercato. Il 10% di famiglie dichiara di non avere libri in casa, mentre quasi la metà delle famiglie nel 2016 “ha a disposizione non più di 50 libri” tra le mura domestiche. Pesanti, inoltre, le differenze territoriali: “Tra il Nord Est e il Nord Ovest la percentuale dei lettori è pressoché simile (48,7% e 48,5%), nel Centro Italia i lettori sono il 42,7%. Il crollo è nel Sud in cui i lettori sono il 27,5%”.

Nei libri la nostra cultura. “Tempo di libri” ha registrato oltre 72mila presenze ed è già annunciato il prossimo appuntamento che si terrà nella primavera 2018. Presidente, come le è parsa questa prima edizione? “Una manifestazione così fa parte della politica industriale del settore, quindi come Aie l’abbiamo sostenuta con soddisfazione. Ma – aggiunge – non dimentichiamo che una fiera dell’editoria presenta una valenza culturale”.

“Raccontare libri è raccontare un Paese, la sua storia, le sue idee, la sua creatività, il suo sguardo sul futuro”.

Inoltre una fiera “rappresenta un momento di incontro diretto tra le case editrici e il pubblico. A Fiera Milano Rho erano presenti libri di quasi tutti gli autori italiani, si sono avuti numerosi incontri con scrittori, giornalisti, intellettuali, critici. Abbiamo in particolare registrato una vera e propria effervescenza dell’editoria per ragazzi”. Ma i giovani leggono poco, sempre presi dagli smartphone… “È vero solo in parte. Fino a una certa età i ragazzi, se sostenuti dalla famiglia e dalla scuola, leggono. Poi tra l’adolescenza e i 30 anni circa cala il tasso di lettura, che poi risale”.

Ruolo modesto degli e-book. Una ricognizione approfondita tra gli stand di “Tempo di libri” mostrava la vivacità del settore librario italiano.“Sì, lo confermo – dice Motta –, abbiamo misurato le potenzialità della nostra editoria, che regge il confronto con quella europea. Le nostre aziende producono libri di qualità, per contenuto e per estetica. Insomma, sono bei libri”.E gli e-book? Non sembrano decollare. “In Italia non ancora. Il loro apporto è piuttosto modesto, benché si tratti di un’altra forma di lettura e, per gli editori e gli autori, di una diversa modalità per veicolare contenuti”.

Sfide per l’editoria cattolica. A Fiera Milano Rho era presente l’editoria religiosa, con una ventina di case editrici cattoliche. Uelci ha presentato il Rapporto sugli andamenti produttivi e commerciali. Lei cosa ne pensa? “Si tratta certamente di una parte importante del settore, anche se non mancano limiti dimensionali e soprattutto credo che occorra insistere di più sugli aspetti promozionali e distributivi. Nel senso che non basta produrre buoni libri, bisogna anche venderli. Per questo occorre una verifica su tutta la filiera, dalla produzione alle librerie”.

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