Monache Clarisse: Dio, come a Tommaso, mi dice che vuole continuare ad essere parte integrante della mia storia quotidiana

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DIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto sulle letture di domenica 23 aprile.

«La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”».

Uomini che hanno paura, uomini chiusi nel loro terrore, nel loro sconcerto, uomini barricati dietro la colpa del loro essere fuggiti, dell’aver lasciato solo il loro Maestro nell’ora della prova…uomini nel buio.

E’ proprio qui che viene Gesù, per stare «in mezzo», per prendere dimora dentro la loro e nostra storia, dentro la loro e nostra vita di fatica, di delusione, di paure. Gesù viene: non con una promessa, non con un augurio, ma con una realtà concreta: «Pace a voi!».

E che non siano solo parole lo evidenzia la reazione dei discepoli che, subito, «gioirono al vedere il Signore». E’ quanto ci dice anche Pietro, nella prima lettura, scrivendo di un Dio «che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la resurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva…».

«Abbiamo visto il Signore», dicono i discepoli a Tommaso, l’unico che «non era con loro quando venne Gesù».

Tommaso non crede: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Non crede, Tommaso, nel Dio “sfuggito” quasi per magia a quel destino di passione tante volte evocato e annunciato e per il quale, lui stesso, è sempre stato disposto a seguire il Signore! Non crede, Tommaso, al Dio che, quasi in un batter d’ali, ha azzerato tutta quanta la tensione, la sofferenza, il dolore, la morte vissuti negli ultimi tempi del loro stare insieme! Al Dio che se ne è andato, lasciandolo solo! Non crede, Tommaso, al Dio solo Dio!

«Otto giorni dopo, i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù […]. Disse a Tommaso: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani, tendi la tua mano e mettila nel mio fianco…».

«Mio Signore e mio Dio!», esclama Tommaso, senza necessità alcuna di toccare il Signore.

Ti riconosco, ora, sembra dire, riconosco il mio Signore, il mio Dio che non è “apparso” casualmente nella mia vita, che non è stato di passaggio nella mia vita, ma ha condiviso la mia vita. E’ il Dio che mi accompagnato, ha camminato al mio fianco, condiviso gioie e fatiche, dolori e inquietudini…fino alla morte vera!

E’ proprio questo Dio che, ora, è qui davanti a me, risorto, sì, ma portatore ancora di quei segni che mi confermano il Dio “incarnato”, fatto uomo, uomo vicino a me uomo!

Quei segni che mi dicono che vuole ancora continuare ad essere parte integrante della mia storia quotidiana, il Dio che “sta in mezzo”, il cui amore per me «è per sempre»!

Ma «…beati quelli che non hanno visto e hanno creduto». Il Signore, attraverso l’esperienza di Tommaso, si rivolge, ora, a noi. Come i cristiani delle prime comunità, siamo chiamati ad essere «perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere»: semplici gesti che ci permettono, ogni giorno, di vedere e riconoscere il Signore che sta in mezzo alla nostra vita…semplici gesti che permettono a chi ci vive accanto di vedere e riconoscere, ogni giorno, il Signore che viene in mezzo alla loro vita. Perché tutti credano che «Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome».

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