Costruire un nuovo umanesimo che pratichi la cultura della fragilità

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“La sua condizione è simile al faticoso sbocciare del fiore di luce in mezzo alle tenebre: la ginestra nel deserto lavico, fiore consapevole del limite ma nato proprio per la vittoria su questo limite. Fiore lento, cioè fragile e flessibile, rispettoso dei tempi naturali, che non va a salti, che non vuole tutto subito, ma che paziente cerca e da tutta la vita che ha e che può, per compiersi. Fiore non codardo, non servile, ma eroico e innocente, capace di accettare la sede che non ha scelto trasformando il destino in vera destinazione di bellezza…”  Alessandro D’Avenia, L’arte di essere fragili.

Proprio come “la ginestra” di Giacomo Leopardi, la vulnerabilità di noi giovani è condizionata dal tempo in cui viviamo. La crescita dell’incertezza, di malessere sociale ed economico, incide sui nostri itinerari di vita e sulle nostre scelte. Questo non deve scoraggiarci, dobbiamo diventare parte attiva dei processi di cambiamento del presente per contribuire a costruire un avvenire degno di esser vissuto. Molti di noi sentono di non trovare spazio o di non ricevere stimoli, ma dobbiamo essere audaci, non possiamo rinunciare a desiderare, a sognare e a progettare.

Impariamo a guardare oltre, impariamo a trovare punti di riferimento, non solo da imitare, ma che sappiano offrire spunti da cui ripartire per costruire le nostre scelte future. Abbiamo bisogno di figure di riferimento vicine, credibili, coerenti e oneste, oltre che di opportunità dove mettere alla prova le capacità di relazione con gli altri e affrontare le dinamiche affettive. Per poter cominciare a camminare, abbiamo bisogno di figure capaci di sostenerci, che sappiano incoraggiarci, aiutandoci a riconoscere i nostri limiti, senza giudicarci. Non solo figure di riferimento adulte, c’è necessità di un confronto ampio e aperto tra coetanei. Occasioni di interazione libera, di espressione affettiva, apprendimento informale per sperimentare ruoli e abilità senza tensione e ansia, un rapporto alla pari.

Il periodo di transizione alla vita adulta richiede un discernimento serio e ponderato. La paura del fallimento non deve frenarci, dobbiamo guidare il cambiamento degli eventi, mai subirli. Una volta riconosciuti e interpretati i propri desideri e le proprie passioni, l’atto di decidere diventa esercizio di autentica libertà umana e di responsabilità personale. Questo significa correre dei rischi, ma per scegliere bisogna osare. Se vogliamo far succedere qualcosa di nuovo all’interno della società, dobbiamo lasciare spazio a persone nuove affinché possano agire. Tutta la comunità cristiana deve sentirsi responsabile del compito di educare le nuove generazioni. Affinché ci siano figure credibili, occorre formazione e sostegno. Costruire condizioni non ostili per favorire una robusta crescita spirituale e culturale, capace di renderci attenti e inventivi per scegliere al momento giusto.

Le scelte, che determinano il nostro percorso di vita, sono spesso frutto di influenze derivanti dal mondo esterno che spesso, a loro volta, influenzano la nostra visione del mondo. Tuttavia per poter essere felici, ed essere quindi fautori di un nuovo cambiamento, è necessario prendere coscienza del nostro grande potere personale. Tale consapevolezza la si può raggiungere solamente invertendo la causa con l’effetto: per cui il raggiungimento della felicità non è l’ obbiettivo ma è uno stato d’essere che conduce al cambiamento. Occorre scegliere di essere felici con se stessi per determinare il cambiamento.

Siamo chiamati a costruire un nuovo umanesimo che pratichi la cultura della fragilità (non della debolezza), affinché le nostre relazioni, una volta diventate umane possano diventare libere…impariamo a guardare lontano.

 

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