Monache Clarisse: “quale Dio acclamiamo? A quale Dio andiamo incontro festanti?”

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DIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto sulle letture di domenica 9 aprile.

«La folla, numerosissima, stese i proprio mantelli sulla strada mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: “Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli”».
E’ un ingresso trionfale quello di Gesù a Gerusalemme: la folla acclama a gran voce il nuovo re e nuovo Davide che entra nella città santa per la liberazione e la salvezza del popolo.

Guardiamo bene i tratti di questo re, però…

Non cavalca un puledro come si addice ad un discendente di stirpe regale, è in sella, invece, ad un’asina!

Non ha i tratti di un guerriero ma, come dice il profeta Isaia, di un re «mite».

Entra a Gerusalemme da servo, come scrive Paolo nella lettera ai Filippesi: «Cristo Gesù, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini».

Entra a Gerusalemme da discepolo, come leggiamo nella prima lettura tratta, sempre, dal libro del profeta Isaia: «Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato». E, da discepolo, non è autocentrato ma continuamente rivolto al Padre: «Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli».

Questo ascolto, poi, lo porterà a farsi «obbediente fino alla morte, e a una morte di croce».

«Per questo – scrive San PaoloDio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: “Gesù Cristo è Signore!”, a gloria di Dio Padre».

Anche noi, oggi, siamo tra la folla…anche noi alziamo i nostri rami di ulivo e cantiamo “Osanna” al Signore che viene.

Ma quale Dio acclamiamo? A quale Dio andiamo incontro festanti?

La liturgia di questa domenica ha il suo vertice nella proclamazione della Passione di Gesù. Il Signore che entra trionfante a Gerusalemme ci chiede di accompagnarlo in questo suo cammino, lungo quella strada che lo condurrà… nel cenacolo, dove Giuda lo tradirà; nel Getsemani dove, lasciato solo dai discepoli, si consegnerà ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo; davanti a quei sommi sacerdoti e a quel sinedrio che lo accusano di essere un bestemmiatore; davanti a Pilato…davanti alla folla che gli preferisce un malfattore; davanti ai soldati che lo denigrano e lo insultano; sulla croce, in mezzo a due ladroni…su quella croce da cui «emise lo spirito»…davanti ad un sepolcro chiuso da una grossa pietra, quasi a sancire la fine di un’avventura!

No!! Non siamo chiamati a trasformare il corteo festante in un corteo funebre, di morte! Perché la passione è la grande narrazione dell’amore fedele di Dio per l’umanità intera. Un amore che non arretra dinanzi a nulla, neppure al dono della vita!

Questo vogliamo lodare: la croce, l’immagine più alta della misericordia di Dio per la creazione intera!

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