Acquaviva Picena, il racconto della Via Crucis cittadina

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Patrizia Neroni

ACQUAVIVA PICENA – Ad Acquaviva Picena venerdì 31 marzo si è svolto il pio esercizio della Via Crucis nel quartiere più giovane del paese. Nella stessa occasione in via Abbadetta è stata inaugurata una nuova croce. La prima croce fu posta dai Frati Passionisti, in seguito negli anni è stata spostata per motivi di viabilità e negli anni della seconda guerra mondiale vicino a questa croce fu sepolto un soldato tedesco.
La croce dopo le abbondanti nevicate dei mesi scorsi si è spezzata e così il sign. Mariano Vesperini di San Benedetto del Tronto, ma residente ad Acquaviva proprio in quella via, ha deciso a proprie spese di acquistare e sistemare nello stesso luogo una nuova croce in legno con una targa commemorativa. Tutta la comunità di Acquaviva Picena profondamente commossa ha ringraziato il signor Vesperini per questa importante scelta. L’inaugurazione è avvenuta durante la Via Crucis quando i fedeli hanno raggiunto via Abbadetta. Il sign Vesperini, zio del parroco don Alfredo, ha detto: “Vedere la croce a terra rotta per me è stata come un pianto personale e subito mi sono dato da fare chiedendo in giro come potevo essere utile, ho chiesto anche a mio nipote don Alfredo. Il mio pensiero è stato “questa croce la devo assolutamente rifare”. La croce è il simbolo di noi cristiani, la croce per me è tutto”.

La particolarità di questa Via Crucis è stata quella di mandare un sms con un messaggio prestabilito a chi si desiderava, un sms per ciascuna stazione meditata. Don Alfredo in un suo intervento ha detto: “ Spesso non ci accorgiamo che in alcuni momenti abbiamo bisogno di qualcuno che ci tenga compagnia, che si fermi a parlare con noi e ci apra gli occhi. Solo dopo ci rendiamo conto che ne avevamo bisogno, come è capitato a me. Cerchiamo quindi di non lasciare da soli nessuno perché la speranza deve essere testimoniata a tutti”.
Le preghiere erano rivolte soprattutto ai giovani anche se in fondo riguardano la vita di tutti: seguire le proprie idee e non quelle degli altri; dare importanza alla Croce e a ciò che essa veramente rappresenta non solamente usandola come tema per i ciondoli o altro; l’importanza che il sacerdote riveste quando amministra il Sacramento della Riconciliazione e di come dona la possibilità di rialzarsi dopo le cadute; il ricordarsi delle persone che nei momenti difficili rimangono al loro posto, non fuggono e affrontano le difficoltà insieme ai propri cari e agli amici; il fare il bene sempre, anche quando si è stanchi o si è coscienti che forse non si verrà ringraziati, fare il bene controvoglia come fece il Cireneo che fu costretto a portare la Croce di Gesù e capì solo dopo l’importanza del suo gesto; imparare a parlare non solo grammaticalmente, ma con il cuore, quel saper parlare che spesso significa saper tacere; l’importanza dei sacrifici e del seguire Gesù che si spogliò di tutto anche delle poche vesti che gli erano rimaste prima di essere crocifisso.

La Via Crucis è terminata nella chiesa di san Michele Arcangelo, chiesa che fu bombardata durante la seconda guerra mondiale e che in seguito fu fatta ricostruire dal sign. Pasquale Spaccasassi l’allora proprietario dell’Hotel Abbadetta. Don Alfredo al termine della Via Crucis ha detto: “Preghiamo san Michele che aiuti noi e aiuti i giovani nell’affrontare le lotte quotidiane contro il demonio, preghiamo anche la Vergine Maria che aiuti tutti i giovani ad amare la vita e a seminare la speranza e la vera gioia negli ambienti da loro frequentati”.

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