39° Convegno nazionale delle Caritas diocesane: al centro la situazione post sisma

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La terza giornata del 39° Convegno nazionale delle Caritas si è aperta con la celebrazione eucaristica presieduta da S.E. Mons. Luigi Renna, vescovo di Cerignola – Ascoli Satriano. Dopo la ripresa dei tavoli di lavoro e di confronto, il delegato regionale delle Caritas dell’Umbria, Giorgio Pallucco, ha presentato un testo condiviso con Caritas Italiana e con i delegati di Abruzzo, Marche, Lazio, le altre regioni colpite dal terremoto, che è servito a fare il punto sull’impegno della rete Caritas.
Presenti per la nostra diocesi: Don Gianni Croci, Don Giuseppe Raio, Suor Smitha e Pina.

“A distanza di sette mesi non siamo ancora usciti dall’emergenza – ha precisato Pallucco -. Siamo stati costretti a ricominciare da capo dopo ogni nuovo terremoto. C’è ancora molto da fare”. La consegna delle case in legno, ad esempio, “è ancora un nervo scoperto che non sta trovando una soluzione: temo che la gente dovrà restare ancora mesi in camper, roulotte e container”.
“Le persone sono affaticate ma come Chiesa siamo lì, con le maniche rimboccate, e continuiamo a essere vicini ai bisogni di tutti – ha affermato – Se i ritardi saranno così intensi doneremo ciò che spetta alle persone non per carità ma per giustizia.
Lo stiamo facendo con gli allevatori, anche se la Caritas non ha il compito di costruire stalle”. Grazie alle raccolte indette dalla Cei a Caritas italiana sono pervenuti 25 milioni di euro per le zone terremotate.
Inoltre alla Caritas diocesana di Spoleto-Norcia sono arrivate molte offerte da associazioni, gruppi laicali e parrocchie.
“Saper stare e agire in un contento territoriale che si è modificato velocemente e profondamente in tutti suoi aspetti – ha detto il delegato – significa in primis saperlo conoscere, riconoscere e comprendere, per poter ricostruire i rapporti umani e tessere comunità”.
Le sue parole sono state accompagnate dalla visione di alcuni brevi video realizzati da TV2000, che hanno documentato un impegno fatto di sinergia e condivisione, passo dopo passo, portato avanti dalle delegazioni e dalle Caritas di tutta Italia con l’avvio dei gemellaggi e sostenuto anche dai 25 milioni di euro pervenuti a Caritas Italiana in seguito alla colletta del 18 settembre indetta dalla Cei, di cui 1 milione direttamente dalla stessa Cei dai fondi 8×1000.

Nel pomeriggio i convegnisti, divisi in gruppi, si sono spostati in altrettante località tra Taranto, Brindisi e Bari, per visitare 12 opere, segno dell’impegno Caritas sul territorio. Sono iniziative in favore di donne e minori vittime di tratta, minori stranieri non accompagnati, detenuti in permesso premio e famiglie, detenuti in regime di misure alternative, persone in situazione di indigenza, persone diversamente abili con le rispettive famiglie, tossicodipendenti, richiedenti asilo, genitori separati. Tutto questo per rafforzare la comune consapevolezza che di fronte alla vastità dei bisogni e dei servizi, non dobbiamo però mai dimenticare la raccomandazione di Benedetto XVI, ripresa poi da Papa Francesco nell’Udienza del 21 aprile 2016 per il 38° Convegno nazionale: «di sapere coltivare al meglio la qualità delle opere che avete saputo inventare. Rendetele, per così dire, “parlanti”, preoccupandovi soprattutto della motivazione interiore che le anima, e della qualità della testimonianza che da esse promana. Sono opere che nascono dalla fede. Sono opere di Chiesa, espressione dell’attenzione verso chi fa più fatica. Sono azioni pedagogiche, perché aiutano i più poveri a crescere nella loro dignità, le comunità cristiane a camminare nella sequela di Cristo, la società civile ad assumersi coscientemente i propri obblighi».

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