VIDEO “Facciamo Presto” il reliquiario di Sisto V esposto agli Uffizi. Vescovo Bresciani: “Le Marche sono un vero tesoro d’arte”

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“Facciamo presto. Marche 2016-2017: tesori salvati, tesori da salvare”: questo il titolo della mostra “che inauguriamo, diversamente dal grido d’aiuto pubblicato in lettere cubitali su Il Mattino del 26 novembre 1980 dopo il terremoto campano, reso famoso dall’opera omonima di Andy Warhol che ritrae la prima pagina del giornale, ci ricorda che dobbiamo essere consapevoli e convinti che ognuno di noi può e deve impegnarsi a riparare i danni della catastrofe del terremoto”.
Con queste parole il direttore Eike Schmidt ha aperto ieri presso gli Uffizi di Firenze la tavola rotonda in occasione della mostra che raccoglie 29 opere provenienti dal territorio e dalle diocesi marchigiane.

Il direttore Schmidt ha poi affermato: “Dopo i terribili eventi sismici è nostra volontà e nostro dovere morale aiutare quelle meravigliose terre. Esponendo i supremi capolavori salvati e ancora da salvare ai fiorentini e ai visitatori di tutto il mondo ne presentiamo la bellezza e al tempo stesso il disperato compito di solidarietà che chiama tutti noi. I proventi dei biglietti saranno devoluti alla ricostruzione delle aree colpite.
Ad illuminare la mostra è forse il capolavoro assoluto dall’oreficeria di ogni tempo, il Reliquiario donato nel 1587 a Montalto delle Marche da papa Sisto V, a sottolineare il suo ruolo di munificio benefattore nei confronti della sua “patria carissima”. A sottolineare l’importanza basti ricordare  che il Reliquiario è appartenuto in seuqneza a Federico IV del Tirolo, a Leonello d’Este, al cardinale Pietro Barbo poi divenuto Papa Paolo II, e infine al pontefice marchigiano che lo legò alla sua terra”.

Il curatore della mostra Gabriele Barucca ha affermato: “Le opere esposte sono tra le gemme più preziose di un territorio che sorprende per la ricchezza straordinaria e inattesa del suo patrimonio d’arte e di storia: una raffinata raccolta di dipinti su tavola e su tela, di sculture lignee, tessuti e oreficerie.
Si tratta di un’opportunità molto importante oltre che eccezionale per far conoscere al pubblico alcuni tesori dei territori dell’entroterra marchigiano.
La mostra ha infatti come intento primario quello di rammentare perentoriamente a tutti l’estrema urgenza di salvare dalla distruzione e dalla dispersione questo patrimonio.
Roberto Longhi, in occasione dei bombardamenti della città di Bologna nel 1944, scrisse che ‘l’arte è muta e indifesa e non può che difendersi con la fama’ .
I risultati di questo terremoto sono paragonabili solo ai bombardamenti di una guerra. Le Marche sono state un po’ dimenticate dalla comunicazione mediatica.
Viaggiando per i borghi avrete proprio la sensazione di attraversare uno scenario di guerra. C’è bisogno quindi che queste opere vengano comunicate, che abbiano la fama.
Le splendide opere d’arte esposte sono state scelte con il criterio di rappresentare tutto il territorio marchigiano colpito dal sisma, molto vasto e comprendente parte delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, nonché gli enti coinvolti nella tragedia in quanto proprietari di questi stessi beni, vale a dire le Diocesi, i Comuni, gli Ordini religiosi regolari maschili e femminili.
La scelta delle opere da esporre è stata fatta con l’intenzione di mettere in luce alcuni aspetti cruciali della cultura figurativa di questi territori a partire dal Medioevo fino al XVIII secolo.
In questa mostra vi segnalo in particolare la presenza di tre campane, una delle quali in memoria dell’elezione a Papa di Sisto V (nativo di Grottammare) e che sono rappresentative delle comunità. Mi auguro che questa presenza sia di buono auspicio affinchè le comunità cittadine possano tornare presto a sentire il loro suono”.

Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, ha poi concluso: “Le Gallerie degli Uffizi con questa mostra hanno voluto offrire la loro solidarietà e il loro aiuto ai territori terremotati. Questo non solo dando visibilità ai dipinti, alle sculture e alle oreficerie esiliate dalle loro sedi di origine distrutte o ferite dal terremoto e che non dobbiamo dimenticare, ma anche prestandosi ad un aiuto concreto. Di ogni biglietto che verrà acquistato per accedere agli Uffizi nel periodo della mostra verrà destinato € 1,00 (o € 0,50 in caso di biglietto ridotto della metà riservato ai giovani tra i 18 e i 25 anni) al risanamento dei danni inferti dal terremoto al patrimonio marchigiano”.

Il vescovo della diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, mons. Carlo Bresciani, che ha prestato il reliquiario di Sisto V agli Uffizi , afferma: “Sono molto contento di aver prestato questa opera alla galleria di Firenze.
Le Marche sono un vero tesoro d’arte
e invitare tanti a godere questi tesori nel museo degli Uffizi potrà essere d’impulso per visitare anche i nostri territori”.
Il vescovo di Camerino, mons. Francesco Giovanni Brugnaro, afferma: “Sono contento di poter condividere quest’inaugurazione. Mettere in mostra a Firenze 13 opere provenienti dalla nostra diocesi ci ricorda di fare presto, di aiutare le Marche a non perdere tempo, cogliere quest’occasione propizia per mettere apposto le nostre città e i nostri territori”.

Nei prossimi giorni pubblicheremo altri servizi.

One thought on “VIDEO “Facciamo Presto” il reliquiario di Sisto V esposto agli Uffizi. Vescovo Bresciani: “Le Marche sono un vero tesoro d’arte”

  • 29 marzo 2017 at 15:03
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    Sono felice che gli introiti derivanti dall’esposizione delle opere d’arte del nostro territorio, i Sibillini, vengano devoluti alle zone terremotate. Spero di cuore che vengano utilizzati per ricostruire e recuperare le nostre strutture architettoniche, cosi numerose nei piccoli borghi montani e cosi ricche di storia. Strutture che rappresentano l’anima del popolo dei Sibillini!!! Molte chiese, veri gioielli e importanti tappe di lunghi cammini, come Santa Maria in Pantano, potevano essere salvate solo se fossero state messe in sicurezza dopo il sisma del 24 agosto, quando non erano ancora crollate. Da sempre poco si e fatto per conservare questo grande patrimonio, lasciato molto spesso all’incuria e all’abbandono, se sono sopravvissute lo si deve alla cura, all’amore e al rispetto che da sempre i montanari hanno maniferstato per la loro arte espressione della loro anima.

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