Giorgio La Pira: marxismo o Vangelo?

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Leggi le prime quattro puntate
– un Santo moderno che moderno non era!
– un moderno che scopre le sue origini
– Cattolici in azione
– Il Vangelo non si può cambiare, le leggi sì!

Ce ne sono tanti di episodi che caratterizzano La Pira sindaco, come la sua ordinanza con la quale per motivi pubblici espropriò le seconde case sfitte.
Andò così: Firenze viveva una grande crisi abitativa: mancanza di alloggi e emergenza sfratti. La Pira avviò un piano di costruzione di case popolari. Lo criticavano per le sue spese scellerate che mettevano in crisi i bilanci comunali, ma lui difendeva le sue scelte dicendo: “io sono responsabile non dei debiti che ho fatto, ma di quelli che non ho fatto per la crescita della mia città”. Il potere lo metteva nella possibilità di avere cura dei poveri e lui questa possibilità la doveva mettere a frutto: da cattolico ne sentiva la responsabilità.
Mentre i lavori per le case popolari andavano avanti, chiese ai cittadini che avevano appartamenti sfitti di metterli a disposizione del comune per i poveri. La città non rispose positivamente. A quel punto fece appello a una legge del 1865 e requisì le case per motivi di ordine pubblico. Questa scelta creò grandi polemiche, si fece molti nemici, fu criticato dal suo stesso partito, e dalla Chiesa: fu additato come comunista. Lui rispondeva: “dare pane ai poveri e case ai senzatetto non è marxismo, ma Vangelo!”
Creò un nuovo quartiere, l’Isolotto. Un quartiere pensato per i più poveri, ma non per questo un quartiere dormitorio. Doveva esserci tutto ciò di cui ha bisogno un uomo per la sua crescita umana e spirituale. Un quartiere che divenne comunità, grazie al sostegno di La Pira.
“Create anche voi, in questa città satellite – disse- un focolaio di civiltà: ponete a servizio dei più alti ideali dell’uomo i talenti di cui voi siete ricchi, fate che in questa città satellite sia coltivato, per le generazioni future, un seme fecondo di bene e di civiltà”.
Era un Sindaco in definitiva che aveva nel suo programma l’attenzione ai poveri (e non certo a parole), la piena occupazione, l’aspetto umano e spirituale dei cittadini, la bellezza! Cioè tutto ciò che chiedeva il Vangelo e convinto che ci si dovesse impegnare seriamente al raggiungimento di tali obiettivi di programma. Ai suoi interlocutori scettici diceva: “Se il Vangelo ci dice di aver cura dei poveri e di essere portatori di pace, non può che darci anche i mezzi per realizzarlo.”
Un cattolico prima di tutto, un uomo di fede diventato Sindaco per tradurre il Vangelo in opere. Una figura che oggi, in una società dell’uomo consapevolmente disimpegnato, ci richiama invece all’impegno sociale, come uomini e come cristiani.

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