Cantalamessa: “Gesù è persona vivente e sempre presente nello Spirito”

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ZENIT – di Federico Cenci

Foto – L’Osservatore Romano

“O Dio nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi ai tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita”. È da qui, dall’orazione colletta della prima domenica di Quaresima che padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, inizia quest’anno le sue riflessioni per guidare il Papa e la Chiesa tutta nel cammino di attesa della Pasqua.

Nella prima predica di Quaresima, del 10 marzo 2017, il frate cappuccino sottolinea che proseguirà dunque le sue predicazioni sullo Spirito Santo, iniziate già nel periodo d’Avvento, analizzando il ruolo che lo Spirito Santo svolge nella morte e risurrezione di Cristo e, dietro a lui, nella nostra morte e nella nostra risurrezione.

Dopo aver rilevato l’importanza che San Paolo attribuisce allo Spirito Santo attraverso il quale possiamo avere “la comprensione del mistero di Cristo”, padre Cantalamessa afferma che alcuni ritengono che “l’enfasi attuale sullo Spirito Santo possa mettere in ombra l’opera di Cristo, quasi che questa fosse incompleta o perfettibile”.

Si tratta di “una incomprensione totale”, perché lo Spirito – spiega – “non fa cose nuove, ma fa nuove le cose”, pertanto “non aggiunge nulla alle cose ‘istituite’ da Gesù, ma le vivifica e le rinnova”.

A Pentecoste, la venuta dello Spirito Santo – riflette ancora – “si traduce in una improvvisa illuminazione di tutto l’operato e la persona di Cristo”. Padre Cantalemessa osserva dunque che gli apostoli, “pur vivendo gomito a gomito” con Gesù, “senza lo Spirito non avevano potuto penetrare nella profondità del suo mistero”.

Per meglio comprendere il “dono” che lo Spirito Santo offre oggi alla Chiesa, il predicatore della Casa Pontificia pone l’accento su due tipi di conoscenza di Cristo: quella oggettiva e quella soggettiva. Se la prima è relativa all’essere, al mistero e alla persona di Gesù, la seconda si snoda su ciò che Gesù “fa per me” più che a quello che Egli “è in sé”.

Padre Cantalamessa afferma che nell’epoca delle grandi controversie dogmatiche, per far fronte alle eresie, venne dato ampio risalto alla “conoscenza oggettiva, dommatica, ecclesiale di Cristo”. Ecco che nei Concili la Chiesa “ha la ferma certezza di essere ‘ispirata’ dallo Spirito nel formulare la verità” sulle due nature di Cristo.

Questa situazione – sottolinea il predicatore – cambia con l’avvento della Riforma protestante. Per i luterani, “conoscere Cristo significa riconoscere i suoi benefici, non indagare le sue nature e i modi dell’incarnazione”. Così prevale la conoscenza soggettiva, intima: “alla testimonianza esterna della Chiesa e delle stesse Scritture su Gesù – afferma il frate – si antepone la ‘testimonianza interna’ che lo Spirito Santo rende a Gesù nel cuore di ogni credente”.

La conoscenza oggettiva di Cristo torna in auge – racconta padre Cantalamessa – nei secoli dell’Illuminismo. Si registra però un distacco religioso, l’interesse non è più ontologico ma storico. È il periodo – aggiunge – che “la ‘testimonianza interna’ dello Spirito Santo viene identificata ormai con la ragione e con lo spirito umano”, mentre quella “esterna” viene identificata con la ricerca sul “Gesù storico”.

Il predicatore reputa questa ricerca “un fallimento”, perché Gesù “non è semplicemente vissuto nella storia, ma ha creato una storia, e vive ora nella storia che ha creato, come un suono nell’onda che ha provocato”. Secondo Cantalamessa, “la storia che Gesù ha iniziato, o l’onda che ha emesso, è la fede della Chiesa animata dallo Spirito Santo ed è solo attraverso di essa che si risale alla sua fonte”. Riconosciuta la legittimità della ricerca storica su di Lui, il cappuccino rileva che essa “dovrebbe essere più consapevole del suo limite e riconoscere che non esaurisce tutto quello che si può sapere di Cristo”.

Ciò a cui deve tendere il cristiano, piuttosto, è una “sublime conoscenza di Cristo”, per dirla con San Paolo. A tal proposito padre Cantalamessa volge lo sguardo al “movimento spirituale” che si è creato nel secolo scorso sia in seno al cattolicesimo sia nel mondo protestante.

“Quale conoscenza di Cristo va emergendo in questa nuova atmosfera spirituale e teologica?”, si chiede quindi il predicatore. E risponde: “È la riscoperta di un dato biblico elementare: che Gesù Cristo è il Signore! La signoria di Cristo è un mondo nuovo nel quale si entra solo ‘per opera dello Spirito Santo’”.

Il dato di fatto che “Gesù Cristo è il Signore” – riflette il predicatore – è la conclusione che scaturisce da due eventi: “Cristo è morto per i nostri peccati; è risorto per la nostra giustificazione; perciò è il Signore”.

Secondo Cantalamessa, “l’aspetto di decisione insito nella proclamazione di Gesù ‘Signore’ assume oggi una attualità particolare”. Egli spiega infatti che occorre coraggio per “scommettere tutto su Gesù Cristo ‘unico Signore’”, in un tempo in cui alcuni credono che “per favorire il dialogo tra le varie religioni” sia utile “rinunciare a questa tesi”.

Fare questa affermazione – continua – è dunque “una professione di fede” nonché una testimonianza della presenza dello Spirito Santo. Infatti, riconoscere che Gesù è Signore significa proclamare “non più un Cristo personaggio, ma persona; non più un insieme di tesi, di dogmi (e di corrispettive eresie), non più solo oggetto di culto e di memoria, fosse pure quella liturgica ed eucaristica, ma persona vivente e sempre presente nello Spirito”.

Ecco allora che Cantalamessa indica una “risoluzione pratica” da prendere al termine di queste sue riflessioni quaresimali attingendo alla Evangelii gaudium di Papa Francesco: “Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta. Non c’è motivo per cui qualcuno possa pensare che questo invito non è per lui”.

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