Bagnasco ed Erdo in Turchia su invito del Patriarca Bartolomeo

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Duarte Da Cunha

I cardinali Angelo Bagnasco, presidente del Ccee, e Péter Erdő, già presidente del Ccee, sono stati invitati dal Patriarca ecumenico Bartolomeo per parlare della collaborazione tra le Chiese ortodosse e la Chiesa cattolica in Europa e per partecipare alla Divina Liturgia della prima Domenica di Quaresima, chiamata anche Domenica dell’Ortodossia.
In questa liturgia, durante la quale si ricordava con una bella e impressionante processione di icone portate da diversi metropoliti il momento in cui, nell’843, le icone sono state nuovamente autorizzate a entrare nella Basilica di Santa Sofia dopo la grave crisi iconoclasta, è stato ordinato un nuovo vescovo per la metropolia di New York (Stati Uniti).
Il fatto che questo incontro tra il Patriarca ecumenico e l’attuale presidente del Ccee, accompagnato dal suo predecessore, abbia avuto luogo in questa domenica e che sia stato marcato da questa bella liturgia, a me sembra indicare provvidenzialmente e chiaramente che il dialogo ecumenico – e molto concretamente quello tra ortodossi e cattolici – è determinato dalla preghiera e dalla certezza che la ragione d’essere di tutta l’esistenza dei cristiani è Cristo.

Quando tutti i cristiani guardano a Cristo e non sono autoreferenziali, sono allora veramente in grado di abbracciare, così come Gesù ha fatto, tutta la vita delle persone e della società nel suo insieme.

Dopo la Divina Liturgia, il Patriarca ha ricevuto diverse persone presenti alla celebrazione tra le quali il nuovo vescovo e i suoi familiari. Rivolgendosi poi ai due cardinali, il Patriarca ha ricordato quanto bello sia pregare insieme e condividere l’amore fraterno per rafforzare i legami tra i cristiani. Nel suo discorso, il Patriarca ha detto che la presenza dei due cardinali poteva essere considerata come il simbolo della presenza di tutti i membri del Ccee e della ferma e comune volontà di promuovere i valori cristiani che spesso mancano nella nostra società attuale.
Rivolgendosi poi direttamente al cardinale Bagnasco, eletto presidente del Ccee nell’ottobre scorso, ha augurato ogni bene e numerosi doni di Dio, e ha sottolineato la gioia per i frutti che il Forum europeo cattolico ortodosso sta portando all’Europa. Questo Forum, che riunisce ogni due anni rappresentanti delle Chiese ortodosse in Europa con una delegazione di vescovi cattolici europei, è co-organizzato dal Ccee e dal Patriarcato ecumenico. Nelle cinque edizioni già svolte, il Forum ha affrontato temi di grande attualità per l’Europa e ha visto il dialogo tra ortodossi e cattolici arrivare a conclusioni comuni e a messaggi di grande impatto che vale veramente la pena conoscere.


“Riceviamo – diceva il Patriarca – grande coraggio e ispirazione da questa collaborazione. Oggi più che mai, le nostre Chiese sono chiamate a difendere i principi cristiani e a stare insieme di fronte alle sfide senza precedenti e alle minacce contro la cristianità”. La convinzione del Patriarca Bartolomeo è che bisogna dare grande importanza “a una educazione oggettiva che evita la radicalizzazione e crea un ethos”, costruendo ponti e scoprendo nuove forme di evangelizzazione nell’arena europea.
Concludendo il suo discorso,

il Patriarca ha ricordato che le sfide sono grandi ma che è anche grande la fede dei padri e del popolo di Dio.

Da parte sua il cardinale Bagnasco ha ringraziato il Patriarca dell’invito e ha anche lui rinnovato la ferma decisione del Ccee nel proseguire l’operosa e proficua collaborazione attraverso il Forum europeo cattolico-ortodosso, specialmente in un tempo in cui, pure nelle condizioni delle Chiese nei diversi Paesi europei, ci sono molte sfide comuni. Queste grandi sfide, in fondo, si collegano tutte e devono essere affrontate insieme sia con la preghiera che con una riflessione condivisa.
La sintonia riguardo all’urgenza di proseguire un impegno comune era evidente così come il riconoscere la fecondità del Forum europeo cattolico ortodosso, che vedrà la realizzazione di una sesta sessione nel 2018.
Da questo incontro emerge quindi chiaramente come ortodossi e cattolici in Europa non stiano fermi a guardare, ma cerchino di fare insieme un discernimento alla luce della fede in Gesù Cristo, per cogliere i segni dei tempi e scoprire nuove forme di evangelizzazione per portare la verità e la bellezza del Vangelo a un mondo che, anche quando sembra essere distratto e non volere ascoltare le Chiese cristiane, chiede un aiuto che solo Cristo può dare e che i cristiani hanno non soltanto la gioia di avere ascoltato, ma anche la missione di portare agli altri.

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