3 – Rubrica Giorgio La Pira: Cattolici in azione

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Leggi le prime due puntate
– un Santo moderno che moderno non era!
– un moderno che scopre le sue origini

Nulla di ciò che è umano deve disinteressare un cristiano! Un cristiano deve essere impegnato nella vita sociale, politica ed economica del suo Paese. Un cristiano deve essere un uomo di azione e contemplazione. Giorgio La Pira è sicuramente un punto di riferimento per tutti coloro che sentono il desiderio di portare la Parola di Dio nel mondo, attraverso le proprie azioni, i propri gesti, le proprie decisioni.
Il pensiero lapiriano si forma molto presto e si convince sempre più che il Vangelo deve tradursi in atti concreti e che questo è possibile attraverso l’impegno sociale del laico. Questo suo pensiero si rafforza all’interno dell’Azione Cattolica. E’ da questi ambienti che si forma il pensiero di una dottrina sociale della Chiesa che troverà poi la sua espressione più definita e completa nel cosiddetto “Codice di Camaldoli” a seguito di un ritiro organizzato dall’Azione Cattolica al quale parteciparono La Pira, Andreotti, Aldo Moro. Il Codice rappresentava il tentativo, da parte di laici intervenuti a titolo personale, di codificare i principi base di politica economica alla luce del messaggio evangelico.
Ora sarebbe troppo facile parlare di La Pira, il sindaco povero che dormiva in una cella del monastero, che indossava i “calzini bianchi” come segno della sua appartenenza al terzo ordine e paragonarlo a tutti gli altri politici del suo e del nostro tempo. Sarebbe facile puntare il dito verso i nostri politici. Ma lo scopo non è questo! Lo scopo è quello mostrare come La Pira sia riuscito a tradurre il Vangelo in gesti, decisioni, azioni che hanno reso nuove tutte le cose, e se lo ha fatto lui perché noi no?
“Me lo hanno chiesto, è una chiamata. Non sapete quanto preferirei starmene nella mia cella a pregare. Accetto per un impegno sociale e culturale”. All’incirca così rispondeva La Pira a chi gli chiedeva perché aveva accettato di fare il Sindaco di Firenze.
Per La Pira la fede è una chiamata ad un impegno sociale, è una missione, un dovere del cristiano. Il Vangelo, per La Pira, si traduce in un impegno concreto: aver cura dei poveri e portare la pace nel mondo, sostenere la piena occupazione.
In quegli anni i problemi di Firenze erano alta disoccupazione, sfratti, diffusa miseria, carenza di abitazioni e grandi opere, difficoltà nell’approvvigionamento idrico. Queste furono le ragioni che lo spinsero a candidarsi, sicuro di un appoggio politico della DC nazionale.
Ma La Pira era un democristiano atipico (non aveva mai avuto la tessera), troppo vicino alla sinistra, si diceva, e quindi spesso questo appoggio politico mancava.
Lui credeva profondamente nella politica: “Non si dica quella solita frase: la politica è una cosa brutta! No! L’impegno politico è un impegno di umanità e di santità”, diceva La Pira.
Eh già se diciamo che la politica è cosa brutta, diciamo che noi siamo cosa brutta. La politica siamo noi. Io nel mio impegno sociale mi sento di fare politica, tanto quanto ne fa il mio Sindaco.
La politica è il mezzo, l’obiettivo è il bene comune, la ragione il Vangelo.
Per La Pira il potere era una possibilità grande, aveva bisogno di potere. Il potere è un bene se esercitato per compiere l’opera di Dio.
Fare il Sindaco di Firenze gli permetteva di aver cura dei poveri, aiutare i disoccupati, sostenere il piano case, avere visibilità per intervenire nella politica nazionale e mondiale. Il potere non è sempre sinonimo di male. Il Signore ci dona delle possibilità, siamo noi a decidere come usarle e La Pira aveva ben chiaro cosa volesse il Signore da lui.

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