Morte dj Fabo in Svizzera: compassione e rispetto, ma no a strumentalizzazioni e a confusione tra eutanasia e testamento biologico

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Di Giovanna Pasqualin Traversa

“Fabo è morto alle 11.40. Ha scelto di andarsene rispettando le regole di un Paese che non è il suo”. A dare l’annuncio su Twitter è il radicale Marco Cappato, leader dell’associazione “Luca Coscioni”, che ha accompagnato in Svizzera Fabiano Antoniani, 39 anni, noto come dj Fabo, da tre anni cieco e tetraplegico in seguito a un incidente d’auto, per sottoporsi al suicidio assistito, vietato dal nostro ordinamento.

“Compassione e rispetto assoluti per una vicenda dolorosissima”, dice Alberto Gambino, giurista e presidente dell’associazione “Scienza & Vita”, esprimendo al tempo stesso un fermo no alla “strumentalizzazione ideologica del caso fatta dai radicali per tentare di accelerare l’approvazione del ddl sul fine vita pendente alla Camera”.

L’attuale testo sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat), non ancora approdato in Aula, “non prevede infatti – precisa il giurista – alcuna forma di eutanasia attiva: è totalmente falso e pretestuoso collegare le due vicende affermando che una rapida approvazione del provvedimento avrebbe consentito a dj Fabio di sottoporsi al suicidio assistito nel nostro Paese senza dover ‘emigrare’ all’estero”.

Pur non aprendo in alcun modo al suicidio assistito, l’attuale testo presenta tuttavia diversi profili problematici, prosegue Gambino. Tra questi la possibilità d’interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiali che, chiarisce, “non costituiscono atti terapeutici, bensì presidi vitali”. La loro sospensione “non è accettabile” e si configurerebbe a tutti gli effetti “come una forma di eutanasia passiva”. Se il testo venisse approvato nella forma attuale, avverte, “farebbe passare l’idea molto insidiosa che di fronte a una disabilità complessa si possa legittimare la richiesta e la pratica eutanasica.

Verrebbe insomma trasposta in una legge la convinzione, inaccettabile, che il valore e la dignità della vita in queste condizioni vengano meno”.

Per Francesco D’Agostino, presidente dell’Unione giuristi cattolici italiani (Ugci), su questa “tragedia lacerante sarebbe doveroso far calare un velo di silenzio rispettoso e riflessivo”; invece “viene strumentalizzata dal punto di vista politico e ideologico”. Ricordando che nel 2013 l’associazione “Luca Coscioni” ha depositato in Parlamento una proposta di legge d’iniziativa popolare per la depenalizzazione dell’eutanasia, D’Agostino fa notare che

accompagnando dj Fabo in Svizzera, Cappato si è “autolegittimato come il miglior interprete della vicenda”.

Dal punto di vista mediatico, il giurista parla di “vistosa disinformazione” nella quale “si sono mescolati in modo confuso” suicidio assistito, eutanasia, rifiuto delle cure e dell’accanimento terapeutico, testamento biologico, con il risultato di “un gran pasticcio che lascia l’opinione pubblica confusa e disorientata”. E non aiuta l’informazione data sul ddl sul fine vita in discussione a Montecitorio che, conferma D’Agostino, “meriterebbe molti utili emendamenti, ma non riguarda l’eutanasia né il suicidio assistito. Purtroppo in questo momento

si biasima da tutte le parti la lentezza con cui il Parlamento dibatte il provvedimento, che tocca tematiche limitrofe a quelle della vicenda in questione, ma diverse e da tenere ben separate e distinte. Anche su questo punto l’indice di confusione dell’opinione pubblica è salito alle stelle”.

“Non si fanno buone leggi su casi eccezionali, e questo lo è – avverte il presidente dell’Ugci -. Il vero messaggio da mandare alla gente è di speranza, ossia che le ipotesi di morte dolorosa e straziante causate da malattie terribili come quella che aveva colpito dj Fabo sono sempre meno numerose e sempre meglio trattabili dalla medicina”. Al Parlamento D’Agostino chiede di “valutare con serenità e con freddezza ideologica”. L’aumento della “dimensione emotiva e patetica del dibattito”, conclude, non “fa bene a nessuno di noi né alla qualità della politica italiana”.

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