Il Papa a Santa Marta: “Il Signore ci doni la ‘santa vergogna’, contro la vanità”

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ZENIT – di Federico Cenci

ROMA – Quando Gesù preannuncia ai discepoli la sua morte, essi hanno il timore di interrogarlo. Il brano del Vangelo di oggi – ha spiegato Papa Francesco nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta – presenta la “tentazione di non compiere la missione”.

Ma non solo – ha rimarcato il Pontefice – il Vangelo parla anche di un’altra tentazione, quella di essere riconosciuto come importante. Gesù, infatti, chiede ai discepoli di cosa stessero parlando lungo la strada, ma essi tacciono perché si vergognano di ammettere che stavano discutendo su chi fosse tra loro il più grande.

Francesco sottolinea che i discepoli erano “gente buona”, che voleva seguire e servire il Signore. “Ma non sapevano che la strada del servizio al Signore non era così facile, non era come un arruolarsi in un’entità, un’associazione di beneficenza, di fare il bene: no, è un’altra cosa. Avevano timore di questo”, spiega.

“E poi la tentazione della mondanità”, che – aggiunge Francesco – riguarda anche noi: “dal momento che la Chiesa è Chiesa fino a oggi, questo è successo, succede e succederà. Ma pensiamo nelle parrocchie alle lotte: ‘Io voglio essere presidente di questa associazione, arrampicarmi un po’’, ‘Chi è il più grande, qui? Chi è il più grande in questa parrocchia? No, io sono più importante di quello e quello lì no perché quello ha fatto qualcosa …’”. Secondo il Papa, questa è “la catena dei peccati”.

Tentazioni di “arrampicarsi” che talvolta riguardano i sacerdoti. “Alcune volte lo diciamo con vergogna noi preti, nei presbiteri – spiega il Papa -: ‘Io vorrei quella parrocchia …’ – ‘Ma il Signore è qui …’ – ‘Ma io vorrei quella …’. Lo stesso. Non la strada del Signore, ma quella strada della vanità, della mondanità. Anche fra noi vescovi succede lo stesso: la mondanità viene come tentazione. Tante volte, ‘Io sono in questa diocesi ma guardo quella che è più importante e mi muovo per fare … sì, muovo quest’influenza, quest’altra, quell’altra, quest’influenza, faccio pressione, spingo su questo punto per arrivare là …’ – ‘Ma il Signore è là!’”.

Per questo il Papa invita a chiedere sempre al Signore “la grazia di vergognarci, quando ci troviamo in queste situazioni”. Il Santo Padre ricorda che il Signore mette un bambino in mezzo ai Dodici dicendo loro che “se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo e il servitore di tutti”. Di qui la richiesta del Papa a pregare anche affinché il Signore ci dia “la grazia della semplicità di un bambino: capire soltanto la strada del servizio”.

 

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