Veglia di preghiera in diocesi per le vittime di tratta: “siamo bambini non schiavi”

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prostituzioneLe ultime stime pubblicate dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) nel 2014 affermano che nel mondo ci sono circa 21 milioni di persone in situazione di traffico di persone. Si stima che ogni anno vengano trafficate da 700.000 a 2.000.000 di persone.

“Incoraggio quanti sono impegnati ad aiutare uomini, donne e bambini schiavizzati, sfruttati, abusati come strumenti di lavoro o di piacere e spesso torturati e mutilati. Auspico che quanti hanno responsabilità di governo si adoperino con decisione a rimuovere le cause di questa vergognosa piaga, una piaga indegna di una società civile.
Ognuno di noi si senta impegnato ad essere voce di questi nostri fratelli e sorelle, umiliati nella loro dignità.”
Con queste parole durante l’ Angelus dell’8 febbraio 2015 Papa Francesco ha ricordato le donne e bambini vittime della tratta.

Sono loro che costituiscono il principale gruppo di rischio a causa della loro vulnerabilità, delle loro risorse economiche limitate e della facilità di inserire queste categorie nei lavori irregolari “invisibili”.
Le persone più a rischio provengono da famiglie impoverite o a basso reddito, dalle zone rurali o dai quartieri poveri delle città, soprattutto donne impegnate nell’agricoltura famigliare, nel piccolo commercio, nella vendita, come braccianti, spazzine e in altri tipi di lavoro e servizi poco remunerati.

Le minoranze etniche, le persone indigene, le tribù di montagna, gli esuli, gli emigrati clandestini. Gli analfabeti, le persone con un basso livello di istruzione. Le adolescenti scappate di casa, o ragazze dalle quali le famiglie si aspettano un contributo economico. Le persone che non conoscono i propri diritti, riconosciuti per legge, che non si rendono conto di essere in condizioni di sfruttamento, che non hanno mezzi per ottenere un risarcimento.
Inoltre gran parte delle vittime prostituzionedella tratta sono sfruttate sessualmente; il resto è trafficato per lo sfruttamento lavorativo, adozioni illegali di bambini, espianto di organi, matrimoni forzati, vendita di spose per corrispondenza, servitù domestica, lavori forzati (nell’edilizia, per esempio), traffico di droga e altre pratiche criminali, accattonaggio e altre forme di sfruttamento.
Secondo l’articolo 3 del Protocollo delle Nazioni Unite “La “tratta di persone” include il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, il dare alloggio o il ricevere presone, mediante la minaccia, l’uso della forza o di altre forme di coercizione, il rapimento, la frode, il raggiro, l’abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità, mediante il dare e il ricevere pagamenti o benefici per avere il consenso di persone che hanno il controllo su altre persone, ai fini dello sfruttamento. Per sfruttamento si intende lo sfruttamento della prostituzione, o di altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro o servizi forzati, la schiavitù, o pratiche simili alla schiavitù, la servitù o il prelievo di organi. Il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, il dare alloggio o il ricevere un minore ai fini dello sfruttamento sono considerati ‘tratta delle persone”
INCHIESTA PROSTITUZIONE 1Il Protocollo è il primo strumento delle Nazioni Unite rivolto alla prevenzione, quindi anche ai fattori che determinano la domanda, che è tra le principali cause della tratta di donne, bambini e uomini.
Tanti saranno gli eventi che si stanno svolgendo in questa settimana dal 2 all’ 8 febbraio 2017 (che si possono consultare sul sito www.preghieracontrolatratta.org) per dare luce a tante storie dove, purtroppo, i piccoli sono protagonisti. Come quella di Lalani di Melbourne, una ragazza di 16 anni che frequentava il liceo, portata dai genitori con l’inganno di una vacanza nel loro paese di origine, dove invece l’attendeva un matrimonio forzato.
Quando la ragazza si è ribellata, i suoi genitori sono tornati in Australia, portandosi via il suo passaporto e lasciandola sola in preda alla disperazione per il suo destino deciso da altri.
Tramite Facebook, i compagni di scuola di Lalani in Australia, sono riusciti a raggiungerla e attraverso il sito “My Blue Sky” a denunciare ciò che stava accadendo e a salvare la loro amica. La ragazza è riuscita ad ottenere nuovi documenti di viaggio e un biglietto aereo per ritornare in Australia, dove è stata accolta da una ONG.
Attraverso un processo di mediazione ha ristabilito contatti con la sua famiglia d’origine, è riuscita a continuare gli studi per raggiungere il suo sogno: laurearsi.
Molto spesso i bambini vengono coinvolti in traffici sessuali, come nel caso di tre cuginette di 9 e 8 anni provenienti da una famiglia povera di Cebu City, nelle Filippine, trafficate per il cybersex. “Un ragazzo avvicinò le nostre mamme e chiese se volevamo guadagnaci da vivere.- raccontano le piccole – chiese di portarci in un luogo dove incontrare persone straniere in internet.
Secondo lui, avrebbe solo mostrato i nostri volti al computer e in cambio avrebbe dato 100 pesos. Le nostre mamme accettarono pensando ai soldi che avrebbero ricevuto. Il ragazzo ci convinse ad andare con lui per aiutare le nostre famiglie.
Siccome eravamo molto poveri abbiamo creduto alle sue promesse”. E invece molto presto le piccole si sono trovate coinvolte in una realtà terrificante, minacciate di non raccontare a casa ciò che erano costrette a subire, da cui sono riuscite a scappare solo grazie all’intervento della polizia locale.
Le bambine hanno seguito dei programmi di recupero, ma i danni psicologici subiti le hanno segnate per sempre.

Viene da chiedersi quale potrebbe essere l’impegno di noi cristiani in questa triste situazione?
– iniziare a parlare di questa piaga anche con i nostri ragazzi, attraverso incontri informativi presso le scuole.
– rendere consapevole tutta la comunità civile, dar voce alle vittime è per ogni cristiano assumere l’atteggiamento e la passione di Dio che ascolta il grido del povero.
– portare nella nostra preghiera personale e comunitaria la realtà di tanti uomini, donne e bambini perché la preghiera ci smuova e ci renda responsabili.

In diocesi ci ritroveremo per una veglia di preghiera giovedì 9 febbraio presso alla Chiesa della Gran Madre di Dio alle ore 21.00.
Sarà animata dalle Oblate del Redentore, dall’ufficio pastorale Migrantes e dalla Caritas Diocesana.

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