Immigrazione e diritti umani: la politica dei muri è miope

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Prof. Fernando Palestini (Direttore Ufficio Cultura)

DIOCESI – Dibattere sul tema dell’immigrazione è oggi particolarmente difficile. Riflettere sulle cause e sulle conseguenze non è facile e spesso in tutti noi la semplice parola immigrazione genera sentimenti non sempre benevoli (abbiamo paura dell’altro, del diverso, dell’immigrato; abbiamo paura che possa portarci via le nostre certezze, le nostre sicurezze che in tempo di crisi economica come l’attuale sono sempre di meno).

L’Ufficio Pastorale Diocesano della Cultura ha proposto una riflessione pubblica su questo tema Mercoledì 25 gennaio alle ore 18,00 presso l’aula consiliare del Comune di San Benedetto del Tronto alla presenza di una platea molto numerosa e partecipe formata anche da tanti giovani. Ci ha aiutato in questa analisi il prof. Paolo Morozzo della Rocca docente di Diritto Privato all’Università di Urbino e di Diritto dell’Immigrazione presso la LUMSA a Roma. Il prof. Morozzo è membro della Comunità di Sant’Egidio un movimento internazionale di laici nato nel 1968, che si fonda sulla preghiera, solidarietà, ecumenismo e dialogo e da molti anni è in prima linea nel cercare di dare risposte positive alle problematiche inerenti l’immigrazione, un fenomeno generato da guerre, povertà ed emergenze ambientali.
L’Europa, in particolare, continente che, per motivi storici, potrebbe elaborare più di altri un modello che coniuga accoglienza e integrazione, sviluppo economico e tutela dei diritti umani, si trova impantanata da veti reciproci. Soprattutto, come si è visto anche nel recente consiglio europeo, si tende a scaricare sul problema dei migranti e dei profughi richiedenti asilo, i problemi interni all’Unione e le paure politiche dei diversi Paesi che ne fanno parte.
Il risultato è che spesso a prevalere è la politica dei muri, miope in tutti i sensi, o addirittura la “retorica xenofoba”, come ha denunciato il segretario generale dell’Onu nel suo messaggio per la Giornata Mondiale dei migranti.
La stessa Europa e tutta la comunità internazionale si sono dimostrate colpevolmente impotenti di fronte al dramma che si è consumato in Siria e nella città di Aleppo. Sono enormi le sofferenze vissute dalla popolazione civile, famiglie distrutte, anziani e bambini di questo Paese che non a caso è oggi in testa, come nazione, nella dolorosa classifica dei richiedenti asilo in Europa.
Mentre si continua a litigare, talvolta per poche decine di unità (numeri tragicamente ridicoli) da ricollocare da un Paese all’altro, si continua a morire nel Mare Mediterraneo: dall’inizio del 2016 sono quasi 5 mila le persone che hanno perso la vita nei viaggi sui barconi, il  numero più alto mai registrato in un anno.

Il prof. Morozzo ha anche presentato un video riguardante la proposta dei corridoi umanitari che vogliono essere una risposta concreta al dramma di tanti profughi. I corridoi umanitari, realizzati insieme alle Chiese protestanti italiane, grazie ad un accordo con lo Stato italiano, hanno già permesso di far giungere in Italia 500 profughi siriani dal Libano, in tutta sicurezza per chi arriva – perché salva la sua vita – come anche per chi accoglie, perché offrono regolari controlli e una maggiore integrazione. Altre 500 persone arriveranno entro la fine del 2017 con questo progetto che è interamente autofinanziato, fatto che rappresenta in sé una denuncia nei confronti di tante risorse sprecate. Essi hanno come principale obiettivo quello di evitare i viaggi con i barconi nel mediterraneo, impedire lo sfruttamento dei trafficanti di uomini che fanno affari con chi fugge dalle guerre, concedere a persone in condizioni di “vulnerabilità” (ad esempio, oltre a vittime di persecuzioni, torture e violenze, famiglie con bambini, anziani, malati, persone con disabilità) un ingresso legale sul territorio italiano con visto umanitario e la possibilità di presentare successivamente domanda di asilo. E’ un modo sicuro per tutti, perché il rilascio dei visti umanitari prevede i necessari controlli da parte delle autorità italiane.
Occorre guardare a modelli come questo, frutto di una preziosa sinergia tra società civile e istituzioni, preoccuparsi di aiutare i Paesi di origine dei migranti – come alcune nazioni africane – e, soprattutto, compiere ogni sforzo possibile per arrestare i conflitti che, insieme ad un gran numero di vittime, provocano al tempo stesso gli enormi flussi di rifugiati a cui assistiamo.

Il sindaco Pasqualino Piunti ha portato il suo saluto rallegrandosi per l’interessante iniziativa.
All’interessante dibattito ha partecipato anche il vescovo Mons. Carlo Bresciani che ha ribadito con forza che la Chiesa è in prima fila con le parrocchie e la Caritas Diocesana per aiutare coloro che soffrono e nello stimolare la classe politica ad affrontare senza remore e pregiudizi il dramma di tanti profughi che lasciano posti di violenza e di morte.

Riprendendo le parole di Papa Francesco di qualche giorno fa in un intervista al “Pais”: “Le crisi provocano delle paure, delle allerte….. In tempo di crisi non funziona il discernimento e per me rappresenta un punto di riferimento continuo. Cerchiamo un salvatore che ci restituisca la nostra identità, ci difendiamo con i muri, con i fili spinati, con qualsiasi altra cosa dagli altri popoli che possono toglierci la nostra identità. E questo è molto grave. Per questo ripeto sempre: Dialogate tra di voi…”

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