Diocesi, l’Azione Cattolica a servizio della comunione

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imageDIOCESI – Il triennio 2014/2017 sta volgendo al termine e l’Azione Cattolica diocesana ha iniziato il rinnovo delle cariche associative, cominciando dai presidenti parrocchiali, figure fondamentali dell’associazione più longeva della Chiesa.

Qualche giorno fa, il vescovo Carlo ha incontrato i neo presidenti parrocchiali ai quali ha affidato il mandato del triennio 2017/2020. Durante la serata,  monsignor Bresciani ha lanciato un messaggio forte e significato ai nuovi presidenti e a tutta l’associazione:

Quando Gesù diceva: “voi siete sale della terra e della luce” non intendeva rivolgersi solamente alla sua schiera di discepoli, ma si rivolgeva all’intera umanità. In quanto membri dell’azione cattolica e appartenenti ad una chiesa siamo chiamati a riscoprire la dignità di essere cristiani. Oggi più di ieri occorre recuperare questo senso di appartenenza.

Anche se oggi poche persone possono definirsi il “sale della terra”, tuttavia questa importanza del sale mantiene il suo valore. Occorre essere convinti e non ostentare di essere cristiani, ma dobbiamo invece essere convinti di essere il “sale della terre”, comportandoci semplicemente come “servi”.
Essere sale ed essere luce significa scoprire la bellezza di essere missionari e al contempo servi, che significa essere elemento di comunione tra le varie diversità. Essere dunque, in quanto “Azione Cattolica”, cercatori e costruttori di comunione.
Oggi essere cristiani significa essere circondati da lupi, poiché vi è un continuo attacco subdolo da parte della società nei confronti di questi stessi valori che
l’ hanno animata.
Nell’essere cristiani bisogna prima di tutto partire da noi stessi, solamente così riusciremo ad essere sale, tenendo presente il legame personale con Dio e con la Chiesa. L’Azione Cattolica ha perciò un ruolo importante nel tenere unita la comunità della chiesa. L’essere missionari ci fa anche riscoprire l’importanza della gioia che deriva dal nostro incontro con Dio e che ci dona pace e serenità.
Dobbiamo rallegrarci di questo nostro cammino all’interno della chiesa e di questa comunione personale con Dio. Molto importante è anche il confronto nella diversità con l’altro, favorendo così la convergenza tra le diverse prospettive; questo è ciò che significa fare comunione.
Tuttavia la chiesa perfetta non l’avremo mai, perché ci siamo noi uomini, e di questo dobbiamo esserne coscienti. In essa c’è sia il cattivo sia il buono e di questo noi dobbiamo godercene. La sfida è dunque quella di integrare tutte le diversità in modo tale che risuonino all’unisono, similmente a quanto avviene nel corpo umano con tutti i suoi apparati.

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