Italicum, elezioni e partiti: serve un’operazione verità e realtà

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VotoDi Francesco Bonini

“Nebbia fitta avvolge le nazioni”: questa icastica espressione di duemilacinquecento anni fa ben descrive anche la situazione di oggi, in particolare in Occidente, con l’Atlantico che si fa più largo, la Manica che divide e l’Europa continentale alle prese con un anno elettorale ricco d’incognite: Olanda, Francia, Germania e alcuni vorrebbero anche l’Italia.

L’Italia, appunto: l’unica certezza, come certifica anche il tradizionale rapporto Eurispes di inizio anno, è un trasversale senso d’incertezza, un’accresciuta percezione di povertà: incertezza e, dunque, confusione.

Per questo serve un’operazione realtà, che poi è anche una operazione verità. Cui tutti devono sentirsi chiamati.

Lo stesso giorno, da due punti di vista diversi, tanto il primo presidente della Corte di Cassazione che il segretario generale della Cei hanno sottolineato come il rapporto tra giustizia, ordinaria e costituzionale, e politica sia sbilanciato. Nessuna nuova, ma è un dato da cui partire. Il presidente Canzio parlava dei temi eticamente sensibili, mons. Galantino rispondeva ad una domanda sulla legge elettorale: “Se la magistratura interviene, vuol dire che la politica non ha fatto bene il suo mestiere”.
Sorprendente, verrebbe da commentare, proprio mentre è cresciuta in termini esponenziali e quasi caricaturali la tendenza leaderistica e presidenzialistica.

Ecco, dunque, la necessità di un’operazione realtà, che però è oltremodo difficile proprio perché la logica del sistema politico attuale è quella della surenchère, una parola francese che significa rilancio continuo di offerte. Classicamente il concetto si applica in sede elettorale:

una gara di promesse sempre più mirabolanti e, alla fine, impotenti.

Le elezioni, appunto: dopo la sentenza della Corte Costituzionale le leggi per votare ci sarebbero, pur con i problemi di armonizzazione messi in luce dallo stesso Capo dello stato. E già tanto Renzi quanto Grillo hanno evocato le elezioni e la meta del 40%.
Corretto. Ma con un’avvertenza previa, proprio per evitare una surenchère électorale. Elezioni per fare cosa? Dichiarando incostituzionale il ballottaggio la Corte ha escluso l’idea delle elezioni-investitura. Le elezioni servono a noi cittadini per scegliere tra programmi, idee e persone che siano in grado di incarnarli, nella concretezza dell’azione di governo.
Per questo, bisogna esigere un’operazione realtà e verità: leggere la società e proporre seri percorsi legislativi e orizzonti politici e di valori. Le scorciatoie non portano da nessuna parte, tanto più oggi.
Tra i compiti del governo Gentiloni c’è ospitare la celebrazione dei Trattati di Roma del 25 marzo 1957. All’epoca il governo Segni era sull’orlo della crisi, a un anno dalle elezioni, ma di questo nessuno si ricorda. Ma ben si ricorda il dato strutturale: la Comunità è un duplice choc, rompe con un passato di guerre e disegna un avvenire comune.

L’operazione verità e realtà di cui anche l’Italia ha bisogno prima delle prossime elezioni può partire proprio di qui.

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