A tu per tu con don Mariano D’Ercoli, oggi a Sant’Egidio alla Vibrata

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don mariano d'ercoli

di Sara De Simplicio

SANT’EGIDIO ALLA VIBRATA – Lo scorso 12 giugno a Sant’Egidio alla Vibrata è arrivato don Mariano D’Ercoli, sacerdote originario di Castignano ed oggi viceparroco e collaboratore di don Luigino nella parrocchia “Sant’Egidio Abate”.
Classe ’82, don Mariano si è subito contraddistinto per la sua solarità e il suo entusiasmo: lo abbiamo intervistato per conoscerlo un po’ di più e per sapere come sta vivendo questa nuova fase del suo cammino sacerdotale.

Come e quando è nata la tua vocazione?
La mia vocazione è nata in un pellegrinaggio mariano, precisamente nel settembre 2003, quando per la prima volta davanti alla grotta di Massabielle ho fatto silenzio dentro di me e ho sentito risuonarmi dentro questa domanda: “chi è che nella vita ti ha Amato più di tutti e che vorresti amare più di tutti?” . Beh, la risposta è stata una sola: Gesù Cristo. E allora, come Maria, non ho potuto che dire “Si” a Dio e iniziare con Lui a scrivere questa nuova e sconosciuta storia d’amore.

Qual è stato il tuo percorso finora?
 Sono prete da 5anni e il mio percorso fino ora è stato bello ma non facile. Dopo la fase dell’innamoramento vissuta in seminario arriva quella “matrimoniale”, quando cioè convogli a nozze con la parrocchia che ti viene affidata. Così ho iniziato ad incontrare le prime difficoltà di prete inesperto e ingenuo. Tutta la realtà idilliaca che mi ero costruito prima, inizia a cadere e inizio a crescere e a farmi le ossa per affrontare i pregiudizi della gente, il rifiuto da parte dei giovani, le ostilità da parte dei genitori ecc… Nonostante tutto, però, ho sempre sentito accanto a me queste parole della scrittura: “non temere…io sono con te”. Ho visto anche nelle mie tribolazioni tanti miracoli e, dinanzi a pregiudizi e critiche, tante persone pregare per me. Allora ho capito che non sono e non sarò mai solo e che dopo ogni morte c’è sempre una resurrezione.

– Come ti trovi a Sant’Egidio alla Vibrata?
Sant’Egidio è stata per me davvero una sorpresa. Ho avuto la grazia di incontrare tante belle persone e tanti bravi giovani con cui poter parlare liberamente senza pregiudizi a priori. Mi sono ritrovato da sacerdote insieme al mio primo parroco di Castignano, don Luigino, che mi ha fatto sempre sentire l’importanza della parrocchia, del vivere la parrocchia, del sentirsi parrocchia. La parrocchia per me è una famiglia “allargata”in cui ho avuto tante mamme, tanti papà e tanti fratelli “spirituali” con cui ho condiviso la bellezza della fede e la gioia di celebrare l’Amore di Cristo con tutta la nostra vita.

Qual è stato il momento più bello e più significativo da quando sei sacerdote?
Da quando sono sacerdote il momento più bello è quando tocco il corpo di Cristo con le mie mani. Mi sento così vicino a Dio e anche così felice di essere sacerdote che mi dimentico di quanto sono indegno e peccatore. E poi porto con me i momenti indimenticabili in cui, attraverso i sacramenti, ho potuto consacrare, santificare, perdonare in Cristo i miei fratelli nella fede.

Molti giovani oggi si sentono lontani da Dio e dalla Chiesa. Cosa pensi possa aiutare le generazioni a riaccostarsi a Dio?
I giovani che ho avuto la grazia di incontrare a Sant’Egidio mi hanno fatto capire che c’è ancora fame e sete di Dio nel loro cuore… ma anche tanto imbarazzo nel professare la propria fede davanti ai coetanei. Penso che un prete oggi debba solo ed esclusivamente incontrarli ed ascoltarli molto, senza troppi moralismi o prediche ma solo con inviti, proposte belle, educative ed edificanti. Gesù ha detto ai discepoli di Giovanni Battista “Venite e vedete”: questo da oggi in poi sarà la mia missione pastorale.

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