Monsignor Galantino: passare “da una teologia individualistica a una teologia sinodale”

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Mons. Galantino“Da una teologia individualistica a una teologia sinodale”.
È la svolta auspicata da monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, durante il convegno promosso dal Servizio nazionale per gli studi superiori di teologia e scienze religiose della Cei, in corso a Roma. “Non mi riferisco soltanto all’ecclesiologia, ma a tutto il sapere della fede e a tutte le sue forme”, ha precisato il segretario generale della Cei, secondo il quale “le grandi figure individuali di teologi del Novecento sono ormai defunte e sepolte”. “In teologia o si penserà e si lavorerà insieme o non si avrà alcun futuro”, la tesi del vescovo: “Ben vengano dunque progetti condivisi di ricerca, ma che dovranno trovare riscontro nella didattica e nella comunicazione della fede, pena la loro sterilità”.

Due i progetti interfacoltà messi in campo dalla Cei in questo ambito, citati dal segretario generale: il primo sulla spiritualità della Riforma e il secondo sulla sinodalità. È urgente una “teologia di frontiera che sappia farsi carico dei conflitti, così come l’ha disegnata Papa Francesco nel messaggio alla Facoltà teologica di Buenos Aires, di contribuire alla riconciliazione dell’alleanza infranta fra pastori e teologi”, l’auspicio di Galantino, che ha aggiunto: “Non mi riferisco solo ai vescovi, ma anche ai parroci e agli operatori pastorali in genere”. Tra le proposte, “un ripensamento radicale del rapporto fra Vangelo e dottrina, una tematica che dovrebbe vedere impegnati in iniziative anche didattiche comuni biblisti, teologi e pastoralisti, perché non si debba assistere, a diversi livelli, alla ormai stantia critica che vedrebbe in un magistero pastorale una sorta di diminutio del magistero dottrinale, invocando o brandendo la dottrina come arma per demolire le indicazioni magisteriali più recenti o quanto meno relativizzarle”. In termini concreti, per Galantino, “va sempre sottolineata la valenza pastorale e pratica dei dogmi di fede, anche di quelli apparentemente più teorici, quali il dogma trinitario e quello cristologico. Siamo ormai entrati nel cosiddetto ‘giubileo della Riforma’, sempre auspicabile per la chiesa, ma anche per la teologia, che non può arroccarsi su cattedre sempre più vacillanti”. “Il teologo autentico non è uomo di scuola, né uomo di corte”, ha concluso Galantino, indicando “come impegno per i docenti di teologia, ma soprattutto per i vescovi e i formatori dei seminari, quello di leggere e rileggere la seconda piaga della santa chiesa, ossia l’insufficiente educazione del clero, sempre più attuale e urgente nella nostra chiesa”.

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