Monache Clarisse: “è a noi accorgerci, girare lo sguardo su Gesù, convertirsi”

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Gesù chiama gli apostoliDIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto sulle letture di ieri, domenica 22 gennaio.

Giovanni «era stato arrestato»: da questo momento, Gesù comincia la sua missione.

Che cosa chiede? Non un cambiamento di vita, non più la conversione dal peccato, così come “gridava” il Battista ma un cambiamento di mentalità. Gesù offre una opportunità, la scoperta della presenza entusiasmante di Dio accanto all’uomo.

Il Signore non esordisce con richiami morali, con discorsi tesi a suscitare pentimento o cambiamento di condotta. Lui per primo si offre, si dona: «Il Regno dei cieli è vicino». Quasi a dire “io ti sono vicino…”. A noi accorgerci, girare lo sguardo, convertirsi, appunto.

Per annunciare tutto ciò, il Signore ha bisogno di noi, proprio là dove siamo!

«Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori».

La chiamata di Gesù non è esterna alla vita di questi due uomini che sono da lui incontrati nel contesto del loro lavoro. Gesù entra nella loro vita, entra nella nostra vita, prendendo la vita per quello che è in quel momento, non violentandola, non cambiandole volto e forma, non sconvolgendola ma esaltandola, dandole un significato profondo.

Se Gesù entrasse nella nostra vita cambiandola radicalmente, ciò equivarrebbe per lui a dire “sei stato creato male, non va bene così come sei”. Sarebbe contraddire quanto, invece, esclama davanti alla creazione dell’uomo: «…era cosa molto buona».

«Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini»: Gesù cambia il tipo di pesca di Andrea e Simone, come di Giacomo e Giovanni poi. Pescare uomini: scovare e far brillare ogni umanità, non categorizzare nessuno, trovare e far venir fuori la bellezza che c’è in ogni essere umano, trovare la profonda umanità che abita tutti.

«Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono». Lasciare le reti perché non c’è più nulla e nessuno da catturare, c’è solo da andare incontro alla bellezza di ogni uomo e di ogni donna. C’è solo da diventare “incapaci” di accostare gli altri se non per accoglierli. Questo è evangelizzare, annunciare «il Vangelo del Regno» a cui anche Paolo, come leggiamo nella seconda lettura, è stato chiamato.

E tutto questo proprio a cominciare dalla Galilea, terra di promiscuità, della fede approssimativa, terra guardata con disprezzo dai puri di Gerusalemme, «la terra di Zabulon e di Neftali», le prime due tribù d’Israele a cadere sotto la dominazione assira e, ora, cuore, casa, abitazione del Signore.

«Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse»: è l’amore grande e appassionato di un Dio che viene incontro all’uomo! A noi…allargare il cuore e le braccia felici dell’opportunità di «abitare nella casa del Signore tutti i giorni della vita».

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